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28.05.2020 Tags: Brescia

Rsa, nelle radiografie la «minaccia» del Covid

La possibilità di effettuare l’esame «a domicilio» evita spostamenti alle persone più deboli e a rischio
La possibilità di effettuare l’esame «a domicilio» evita spostamenti alle persone più deboli e a rischio

L’Asst Franciacorta, sanificati impianti e reparti, ha creato negli ospedali di Chiari, Iseo e all’ hospice di Orzinuovi, due circuiti separati per riprendere le comuni attività ospedaliere in sicurezza, rilanciando il rapporto di collaborazione con l’Ats di Brescia. Nelle scorse settimane due tecnici di radiologia coordinati da Nicoletta Marcianò, direttore Unità operativa presidi territoriali, hanno effettuato 76 radiografie agli ospiti delle Rsa del territorio, colpite pesantemente dal virus. Il team con l’apparecchiatura portatile acquistata a inizio mese, dopo la prima uscita a Pontoglio si è recato a Castrezzato, Capriolo, Palazzolo e Coccaglio. L’intervento ha evitato il trasporto degli anziani negli ambulatori pubblici o privati della Franciacorta e ha permesso ai sanitari delle case di riposo di ricevere il giorno dopo, il cd con l’immagine della radiografia e il referto del dottor Paolo Cabassa, primario della Radiologia dell’ospedale Mellini di Chiari. UNA PRIMA analisi dei risultati ha confermato il trend in calo del contagio: «Nella prima settimana - hanno riferito dal reparto - la traccia del contagio da Covid 19 era presente in circa l’80% delle radiografie, a distanza di quindici giorni è presente in poco più del 10%». La dottoressa Marcianò, che ha calendarizzato le prossime uscite, ha osservato: «Portare l’apparecchiatura nelle Rsa ha facilitato le radiografie e ridotto lo stress degli ospiti, eliminando il rischio di trasferte con maggiori rischi di esposizione al contagio». Paolo Gnesin, primario della Rianimazione, comunicando che il reparto svuotato è stato sanificato per riprendere la consueta attività, pur mantenendo una sala separata per eventuali casi Covid, ha spiegato: «Conosciamo ancora poco questo virus, le radiografie rendono evidente la sua pericolosità, evidenziano fibrosi polmonari che fanno perdere al tessuto colpito dall'infezione le proprie caratteristiche facendolo diventare rigido e poco funzionale». LUCA RONCHI, primario di Pneumologia, in attesa che in ospedale arrivi il robot già ordinato spiega: «Dividendo in due gruppi le persone colpite, chi si è curato ed è guarito a casa, anche se ha resistito al virus dovrebbe effettuare una radiografia del torace e esami di laboratorio con indici infiammatori e di coagulazione per evitare rischi. Chi esce dalle terapie intensive ha bisogno di attenzione perché ha maggiori probabilità di sviluppare cicatrici polmonari e problemi circolatori: la loro situazione richiede che si valutino gli esiti con attenzione. La scelta di andare nelle Rsa per effettuare radiografie è importante - aggiunge Ronchi - perché riduce i rischi della trasferta di persone più deboli consentendo di verificare le condizioni dell’apparato respiratorio che è il più colpito dal Covid. Stiamo progettando interventi di telemedicina per favorire una terapia guidata dall’ospedale in collaborazione con il territorio». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giancarlo Chiari
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