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27.02.2020

«Sì, registreremo nuovi contagi Li troviamo perché li cerchiamo»

La mortalità è bassa ma bisogna contenere  il numero dei contagi
La mortalità è bassa ma bisogna contenere il numero dei contagi

«È verosimile che ci saranno altri contagi anche nel Bresciano: stiamo trovando tanti casi positivi perché li cerchiamo, attraverso l’effettuazione del test e una guardia che rimane doverosamente alta. Ma non dimentichiamo che la maggioranza dei contagiati è pressoché asintomatica». Roberto Stellini, responsabile del Servizio di Infettivologia di Fondazione Poliambulanza, invita a trovare il giusto mezzo nell’inquietudine generalizzata dovuta all’emergenza Coronavirus. «Si tratta di un’infezione che presenta una letalità molto bassa, pari al 2-3 per cento, che si verifica prevalentemente in pazienti con comorbilità. Le persone anziane sono a maggior rischio, una fragilità che si registra anche per la polmonite batterica o l’influenza stagionale». Dai dati globali emerge che l’81% delle persone attualmente infette da Coronavirus presenta manifestazioni lievi, mentre «solo» il 19 per cento è in condizioni serie o critiche. Anche la comunità scientifica è divisa, con nomi illustri che paventano una pandemia e colleghi che invece liquidano il Coronavirus come «un’infezione appena più seria di un’influenza». Stellini fa appello all’equilibrio: «Non banalizzerei e non esagererei. Non bisogna farsi prendere dal panico né insinuare paure eccessive nella popolazione, sarebbe del tutto controproducente, ma attenersi ai fatti. A differenza dell’influenza stagionale, il Coronavirus è un agente patogeno che non conosciamo: la regola è quella di adottare tutte le precauzioni necessarie, che in questo caso sono cautele giustificate. Senza generare allarmismo». APPROPRIATE, quindi, le misure adottate dalla Regione che ha isolato la «zona rossa» del Lodigiano, sede del focolaio infettivo, e imposto in tutta la Lombardia chiusura delle scuole e sospensione delle manifestazioni. «I provvedimenti possono sembrare eccessivi ma in realtà sono opportuni perché non conoscendo bene il virus servono a tutelare la salute dei cittadini e a circoscrivere i contagi». È vero, infatti, che la mortalità del Coronavirus è bassa, a differenza di quella della Sars che era molto più alta. Bisogna tuttavia considerare l’esempio della terribile «spagnola» del 1918: la mortalità era sì contenuta, ma numerosissimi furono i contagi (un terzo della popolazione mondiale ne fu colpito). Il numero assoluto dei morti fu infatti stimato tra i 50 e i 100 milioni. «Il punto è proprio quello di evitare che il denominatore salga, e per farlo bisogna ridurre la possibilità di trasmissione del virus e quindi il numero delle persone infettate», sottolinea il responsabile di Infettivologia, ricordando che il periodo di incubazione del Coronavirus è di 10-14 giorni. «Per valutare se le misure stanno avendo un esito favorevole bisognerà aspettare la fine di questa settimana, quando si potranno fare le prime verifiche», spiega Stellini. Anche l’arrivo della bella stagione potrebbe portare a un calo dei contagi: «Se il Coronavirus si comporta come l’influenza stagionale possiamo pensare a una diminuzione dei casi, ma lo conosciamo ancora troppo poco, e il condizionale è d’obbligo». L’uso di mascherine, spiega l’esperto, è indicato nel caso una persona sia malata. Oltre alle regole di buon senso, come coprirsi bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, ce n’è una, semplicissima: «Lavarsi le mani è una misura basilare molto efficace per proteggerci dalle infezioni: bisognerebbe lavarle spesso, per almeno 20 secondi, molto più a lungo dei pochi istanti che di solito si dedicano all’operazione». •

Lisa Cesco
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