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22.07.2019

Salvini attacca
e stacca la
spina a Di Maio

Il ministro Matteo Salvini al termine del comizio non si è sottratto al rito dei selfie con i militanti FOTOLIVE
Il ministro Matteo Salvini al termine del comizio non si è sottratto al rito dei selfie con i militanti FOTOLIVE

Il palco di Adro spartiacque tra passato e futuro del Governo Lega-Cinquestelle. Se Matteo Salvini ieri sera non ha staccato la spina agli alleati pentastellati è solo per dare un ultimatum che non avrà possibilità di appello. Il ministro dell’Interno, scortato sul palco bresciano da onorevoli, senatori, europarlamentari e assessori regionali, non ha usato mezze parole nel descrivere il suo stato d’animo annunciando che la «pazienza è finita». «Vengo da 36 ore in cui mi sono ossigenato il cervello rimanendo con i miei figli - ha detto Salvini arringando le migliaia di persone assiepate al teatro Mucchetti di Adro per ascoltarlo -. Qualunque scelta prenderò nei prossimi giorni la prenderò per i miei figli e per il futuro degli italiani. Senza pensare a poltrone o ministeri. I figli meritano un lavoro serio e non da schiavi, che sia stabile. Ma per essere competitivi serve avere infrastrutture nuove. Non accetterò più di stare al governo con chi dice no a tutto, dall'autonomia alle strade. Abbiamo bisogno di sì per garantire lo sviluppo dalla Franciacorta al sud». Non solo. «Voglio andare avanti, non tornare indietro - ha proseguito Salvini -. Non abbiamo bisogno della decrescita felice. Penso alla scelta fatta sul nucleare: oggi tornerei indietro. Agli alleati dico o si va avanti o non si prosegue. Penso all'autonomia, saranno quelli del Sud a beneficiare dell'autonomia. Io lo voglio unire questo Paese».

 

POI, ANDANDO sul concreto Salvini è stato chiaro: «Sulla manovra economica vogliamo coraggio, o la facciamo insieme o la Lega la farà da sola. Se qualcuno ha il freno tirato andremo avanti da soli ma con milioni di italiani al fianco. Non siamo secondi a nessuno, lezioni da Parigi e Berlino non ne prendiamo. Macron non rompa le palle sui porti aperti, che apra i confini di Ventimiglia. Mi dicono di trattative dei cinque stelle con lui in Europa. Se in Europa si sta con Macron, noi in Italia stiamo con gli italiani». Ragionando sui mesi di governo la stoccata è diretta agli alleati: «Non mi rassegno - ha proseguito Salvini -. Se avessimo seguito quelli del no non avremmo più fatto nulla. Ora o ci arrivano tanti sì da M5s o noi non ci stiamo a perdere tempo. La Lega non è nata per le poltrone. Stiamo al governo solo e soltanto per fare le cose importanti. Se non riusciamo, andremo da soli, ma non ci fermiamo. Abbiamo aspettato anche troppo». Parlando di Luigi Di Maio, schivando i fischi dei migliaia di sostenitori al vice premier alleato, il ministro ha sciolto ogni dubbio sul futuro: «Al governo ci stiamo per cambiare le cose. Di Maio è un gran lavoratore e onesto, ma qualcosa è cambiato negli ultimi mesi come quando blaterano i Fico o altri che starebbero meglio in casa Pd. Mi preoccupano i no sulla Tav: Toninelli ha bloccato la Gronda di Genova che se ci fosse stata avremmo forse evitato la tragedia dello scorso anno. Dicono no a tutto, dalle trivelle alle ferrovie. Occorre ricordare che noi siamo forti perché siamo diversi. All'estero non lo capiscono. I campanili ci hanno fatto grandi. Ieri mi hanno beccato con la maglietta del Brescia il numero 23 di Morosini e vado orgoglioso della diversità e della voglia di competitività come quella tra bresciani e bergamaschi. Ma ora il federalismo è l'unico modo di aiutare e governare il nostro Paese. Non possiamo appiattire tutto. Abbiamo il dovere di difendere la diversità».

 

Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it

Giuseppe Spatola
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