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01.12.2020 Tags: Brescia

Scala 4.0, in arrivo
i primi pazienti.
Ecco come funziona

Il personale arriva dal «Covid A» a Scala 14  SERVIZIO FOTOLIVE/Filippo VeneziaAi piani si accede con ascensori dedicati al chi opera con i Covid Ogni camera accoglie quattro pazienti non in pericolo di vitaLe attrezzature tecnologiche e i letti sono stati donati da Intesa San  Paolo  FOTOLIVE
Il personale arriva dal «Covid A» a Scala 14 SERVIZIO FOTOLIVE/Filippo VeneziaAi piani si accede con ascensori dedicati al chi opera con i Covid Ogni camera accoglie quattro pazienti non in pericolo di vitaLe attrezzature tecnologiche e i letti sono stati donati da Intesa San Paolo FOTOLIVE

Il Centro Covid del Civile sarà pronto prima del previsto. Quando progetto e operazione di finanziamento furono presentate, il 21 ottobre scorso, pur senza dare certezze, la Direzione generale dell’Asst aveva ipotizzato gennaio, più verso la fine che l’inizio. Invece, i 170 posti letto di sub intensiva saranno pronti per la fine di dicembre. Due piani sono stati già ultimati: il terzo e il quarto. Possono ricevere pazienti già nei prossimi giorni. Con l’apertura di questi due reparti - tra i 64 e i 68 letti - il quinto piano di scala 14, il cosiddetto Covid A - l’attuale prima linea insieme al reparto Infettivi nel ricovero di sub acuti -, potrà tornare alle origini: era un reparto di Chirurgia prima che l’epidemia sconvolgesse la normale routine del grande ospedale pubblico. IERI, IL TERZO piano della Scala 4.0 (il punto zero è per segnalare la tecnologia impiegata) è stato aperto ai giornalisti. Che hanno seguito il percorso che faranno medici, infermieri e pazienti. Più precisamente, bisognerebbe parlare al plurale: non il percorso ma i percorsi. Come da norme di sicurezza, le strade di chi assiste e di chi è assistito non sono le stesse. C’è, ad ogni piano, una «zona gialla» alla quale si accede attraverso un ascensore, che è come una camera di compensazione per il personale. Ci sono gli spogliatoi, studi medici, la centrale di controllo cui fanno capo i monitor sistemati sui letti. Oltre, si va nella «zona rossa». Anche qui c’è un ascensore, ma è di servizio ai pazienti. I letti sono di quattro in quattro, in camere a vista, separate dal corridoio da una vetrata. I pazienti allettati e monitorati sono controllati 24 ore su 24 ad occhio nudo e dall’occhio della tecnologia. Che ha una vista lunga: se uno specialista che sta in un altro reparto del Civile, poniamo un cardiologo in Cardiologia, vuole controllare le funzioni biologiche di un ricoverato a Scala 4 lo può fare in tempo reale attraverso una «App». Evoluzione della malattia, riscontro delle terapie, eventuali allarmi sono sotto il controllo dei tecnici del reparto, ma arrivano ad «antenne» anche oltre quei muri. LA MULTIDISCIPLINARIETÀ dell’approccio terapeutico, dunque, può declinarsi nello specialista che fisicamente si reca presso un letto di scala 4, ma anche solo attraverso una verifica, una sorveglianza virtuale. E anche le centrali di controllo-dati poste in ognuno dei sei piani di Scala 4 si «vedono» tra loro. Direttamente collegati con i piani di scala 4 ci sono sei letti di Terapia intensiva, pronti in caso di aggravamento, e al piano terra troveranno posto le strumentazioni per esami radiologici dedicata ai soli Covid-19. Tra la «zona gialla» e quella «rossa» c’è una porta, ma i medici, gli infermieri, gli operatori di supporto quando prendono servizio e quando smontano la aggirano. Entrano in una stanza laterale, dove sono depositati i Dpi, i dispositivi di protezione individuale, li indossano e li dismettono alla fine di ogni turno. Una logica di porte girevoli. «All’interno, poi, oltre a vestire costantemente i Dpi, il personale è protetto dalla pressurizzazione negativa interna alle stanze», sottolineano Marco Verga del Servizio tecnico patrimoniale e Gian Luca Viganò del Dipartimento di Ingegneria Clinica che hanno illustrato il sistema multiparametrico di monitoraggio, la ventilazione, la connettività etc. SCALA 4 È stata finanziata dalla Fondazione Spedali Civili con le donazioni dei bresciani e da Banca Intesa San Paolo per un totale di quasi 7 milioni di euro. La gestione dei fondi è stata affidata alla cooperativa «Per Brescia», che si è costituita allo scopo specifico di ristrutturare il padiglione su iniziativa di un gruppo di professionisti vicini alla Diocesi di Brescia. Questi professionisti hanno anche contribuito, gratuitamente, con le loro specifiche competenze. Quanto ai 2,5 milioni di euro di lavori, dalle strutture all’impiantistica, sono stati appaltati con affidamenti diretti. Letti e attrezzature sono invece state acquistate con il contributo di Intesa San Paolo (4,5 milioni di euro). Gli affidamenti: il progetto e la direzione lavori sono firmate dallo studio Faroni; i calcoli sono dello studio Ogb dell’ingegner Ghitti; il piano della sicurezza è stato affidato allo studio Turotti, mentre i lavori alle imprese Cg Costruzioni, Costruzioni Vallecamonica srl e Impianti 2000. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Eugenio Barboglio
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