CHIUDI
CHIUDI

31.03.2020 Tags: Brescia

Scarichi «abusivi», macello sotto sequestro

Il sopralluogo della Polizia provinciale nell’azienda in località Gerole a Carpenedolo
Il sopralluogo della Polizia provinciale nell’azienda in località Gerole a Carpenedolo

Valerio Morabito Le procedure di macellazione seguivano rigorosamente le norme, ma gli scarichi della lavorazione venivano smaltite senza un trattamento adeguato inquinando la rete di corsi d’acqua. L’Autorizzazione integrata ambientale relativa agli scarichi del mattatoio e dell’impianto di lavorazione delle carni bovine era scaduta da anni. PER QUESTO MOTIVO ieri mattina è scattato il sequestro della Bigierre Carni di Carpenedolo. La misura cautelare è stata notificata dal nucleo ambientale della Polizia provinciale al termine di un’ispezione nell’azienda di macellazione e prima lavorazione delle carni, partner dei gruppi leader della grande distribuzione italiana. I sigilli allo stabilimento in via Moretto, in località Gerole, sono l’epilogo di un’indagine avviata dopo la tempestiva segnalazione del gestore del ciclo idrico Acque Bresciane. Nel corso delle analisi a random promosse dalla società per garantire la salubrità delle acque erano stati riscontrati valori di sostanze inquinanti pericolosamente oltre la soglia di sicurezza. GLI ACCERTAMENTI della Polizia provinciale hanno consentito di risalire in breve alla presunta fonte di contaminazione, ovvero gli scarichi della Bigierre Carni. Gli accertamenti si sono concentrati anche sugli aspetti burocratico-amministrativi. È emerso così che era scaduta da anni l’Autorizzazione ambientale integrata per lo scarico e la società di Carpenedolo non aveva avviato neppure la pratica per il rinnovo, un iter complesso che stabilisce il rispetto delle norme antinquinamento delle attività produttive. Sulla scorta dell’istruttoria della Polizia provinciale, la procura ha disposto il sequestro dell’impianto di scarico e il fermo dell’attività del- l’azienda. Solo quando la Bigierre Carni avrà messo a norma il sistema di scarichi e rinnovato l’Aia potrà ripartire. Il tutto ovviamente al netto del procedimento penale. Il Testo unico ambientale prevede per il reato di scarico di reflui industriali senza autorizzazione una pena che va due mesi a due anni di reclusione. I TITOLARI DELL’AZIENDA rischiano anche un’ammenda da millecinquecento a diecimila euro. Molto dipenderà dalla valutazione dell’eventuale danno ambientale provocato con lo smaltimento delle sostanze organiche nella rete di corsi d’acqua. •

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1