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17.09.2020 Tags: Brescia

Sciopero sanità
privata. Brescia
ha fatto il pieno

Lo sciopero è stato indetto dalle tre sigle sindacali e ha ottenuto un’altissima adesione SERVIZIO FOTOLIVEI  manifestanti  per strada a chiedere un diritto violato da troppi anni
Lo sciopero è stato indetto dalle tre sigle sindacali e ha ottenuto un’altissima adesione SERVIZIO FOTOLIVEI manifestanti per strada a chiedere un diritto violato da troppi anni

Compiono lo stesso lavoro dei colleghi del settore pubblico, ma hanno buste paga diverse e, soprattutto, meno diritti. Sono i lavoratori della sanità privata che ieri, per la prima volta in quattordici anni, hanno incrociato le braccia e si sono dati appuntamento in Largo Formentone. Fischietti, striscioni e bandiere delle tre sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil hanno riempito la piazza, in buon ordine e distanziati, ma l’adesione è stata molto alta, pari alla frustrazione di veder sfumare davanti agli occhi un accordo contrattuale su cui si è lavorato mesi e che era atteso da quattordici anni. A FINE LUGLIO scorso le associazioni di categoria Aris e Aiop, che rappresentano la parte datoriale della sanità privata, non hanno ratificato il contratto siglato invece dalle tre sigle sindacali. «Il contratto era stato definito in accordo il 10 giugno scorso - conferma Angela Cremaschini, segretaria provinciale di Fp Cisl - ma le associazioni non si sono presentate quando è stato il momento di firmarlo. L’adesione molto alta allo sciopero di oggi dimostra il livello di stanchezza e frustrazione a cui siamo arrivati. Il rinnovo contrattuale è un diritto che viene violato da quattordici anni». Il nuovo contratto avrebbe equiparato i tabellari a quelli in vigore nella sanità pubblica (si parla di una differenza in busta paga di circa 250 euro netti al mese), così come infermieri, fisioterapisti, medici e personale sanitario avrebbero goduto degli stessi diritti dei colleghi assunti in aziende ospedaliere pubbliche. «Ci era anche stato riconosciuto un pagamento di parte degli arretrati che non avrebbero compensato i quattordici anni di mancato rinnovo, ma ci saremmo accontentati pur di avere un nuovo contratto. E invece comunque non è bastato» testimonia Luigi Treccani, delegato Rsu Cgil alla Domus Salutis di Brescia. Durante la fase più acuta dell’emergenza sanitaria causata dal Sars-Cov-2, tutto il personale è stato appellato nei modi più elogiativi, e anche le aziende sanitarie hanno speso parole di ringraziamento per lo sforzo e il sacrificio profuso dai propri dipendenti. Nemmeno questo, però, è bastato affinché le loro rivendicazioni venissero ascoltate. «Anche noi durante la pandemia abbiamo avuto quasi il venti per cento di infortuni Covid-19 come nel pubblico, eppure non abbiamo mai fatto mancare la nostra presenza e la nostra professionalità nel momento del bisogno» ricorda Stefano Ronchi, segretario provinciale Fp Cgil. Il comparto della sanità privata conta solo a Brescia 4.763 lavoratori divisi in diciassette strutture, circa il settanta per cento è composto da donne. Anche il privato, come il pubblico, durante lo sciopero deve poter garantire lo svolgimento minimo dei servizi, quindi non tutti potevano essere presenti in piazza ieri mattina, ma più di trecento tute bianche hanno protestato anche in nome dei colleghi precettati. «Oggi abbiamo incrociato le braccia per la prima volta tutti insieme dopo tanti anni di mancato rinnovo. Non intendiamo fermarci ora - ha promesso Ronchi -. Il prossimo 25 settembre Aris e Aiop hanno convocato i rispettivi direttivi, se non avremo risposte positive siamo pronti ad alzare il livello della protesta». «Siamo arrabbiati», ribadisce il segretario Fpl Uil Demetrio Bongiovanni, «e siamo stanchi. Speriamo che questa situazione si sblocchi alla svelta. Non è solo una questione di soldi, ma soprattutto di diritti calpestati». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvana Salvadori
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