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18.09.2019

Scissione nel Pd,
i bresciani
fanno quadrato

Marina BerlinghieriAlfredo BazoliMassimo ReboldiGian Antonio GirelliMichele ZanardiRoberto Cammarata
Marina BerlinghieriAlfredo BazoliMassimo ReboldiGian Antonio GirelliMichele ZanardiRoberto Cammarata

Il partito di Renzi non trova riscontri apprezzabili all’interno del Pd bresciano. Nel giorno in cui l’ex premier ne annuncia la nascita, il giudizio raccolto tra i dirigenti e tra gli uomini delle istituzioni del Partito Democratico locale circa la nuova formazione politica è unanimemente negativo. A cominciare da quello di Marina Berlinghieri: «Non mi è mai passato per la testa, neppure lontanamente, di andare da qualche altra parte. Rimango dove sono». La deputata camuna, indicata da più di una testata nazionale come una delle parlamentari in procinto di seguire il senatore toscano, aggiunge: «Trovo che non abbia senso fare quello che Renzi ha fatto, in questo modo e proprio adesso. Il nuovo governo rappresenta una sfida per il Pd e il percorso compiuto per arrivare a costituirlo è la prova che quando affrontiamo unitariamente le questioni in campo le cose funzionano. Certo, abbiamo il compito di essere fino in fondo un soggetto plurale e inclusivo in cui le diverse anime che ne fanno parte devono essere in grado di produrre una sintesi». Berlinghieri ammette che «in Italia esiste un’offerta politica ridotta e per questo incapace di intercettare la parte moderata del Paese». «Il problema sussiste - sottolinea - ma è una lacuna che va colmata restando nel Pd, senza fughe in avanti, pena il rischio di risultare irrilevanti». AD ALFREDO BAZOLI la decisione di Renzi di uscire dal Partito Democratico appare «incomprensibile», proprio perché «avviene all’indomani di un difficile passaggio politico che ci aveva visti per una volta uniti», perché «mette in discussione il profilo plurale dell’unico grande partito riformista italiano» e perché «indebolisce sul nascere il percorso di un governo che, se fallisce, rischia di portare il paese nelle braccia della destra sovranista e anti europea di Salvini e Meloni». Il capogruppo Pd nella Commissione Giustizia della Camera si rivolge via Facebook «a tutti i militanti e i simpatizzanti del Pd che guardano con sgomento a quanto accaduto», soprattutto «a coloro che, come me, avevano apprezzato il percorso politico di Renzi». E dice loro: «Riprendiamo il cammino insieme con pazienza, determinazione e, soprattutto, senso di responsabilità. Senza di noi il Partito Democratico non c’è più, non c’è alternativa possibile alla destra montante nel paese. Allora forza e coraggio, smaltiamo in fretta la delusione, e riprendiamo il cammino insieme con pazienza, determinazione e, soprattutto, senso di responsabilità. Il Pd rimane la nostra casa». Anche Gianni Girelli fatica a decifrare le mosse di Renzi: «La scelta di dare vita ad un altro soggetto politico, proprio non la comprendo». Il consigliere regionale fa notare come il Pd abbia «riguadagnato autorevolezza e un ruolo nella politica nazionale nel momento stesso in cui ha ritrovato in tutta la sua classe dirigente di primo piano, con la sola eccezione di Calenda, una posizione forte e condivisa». IN CHE MODO? «Facendo una scelta politicamente coraggiosa, lanciando una sfida a sé stesso, al suo elettorato, a M5S, ai cittadini disamorati non solo del centrosinistra, ma più in generale della partecipazione democratica». Fatta la premessa, Girelli chiede: «Perché incrinare questo momento, perché differenziarsi proprio ora, perché non continuare su questo nuovo percorso?». Ricorda inoltre che «il PD è un partito sintesi di culture politiche, ma ancor di più è la proiezione di un modo diverso e attuale di declinare valori come la partecipazione, la solidarietà, il merito e lo sviluppo sostenibile». E avverte: «Se qualcuno lascia il campo non si pensi che non vi sia chi resta per interpretare e svolgere questo ruolo». Il suo sfogo via social si conclude così: «Si apre una nuova sfida, non ve ne era sinceramente bisogno, ma intraprendiamola con il coraggio di sempre». Nutre «molti dubbi sull’operazione» anche Michele Zanardi. Il segretario provinciale del Pd tasta il polso del suo partito e ricava «una percezione diffusa di perplessità», sentimento che alberga «anche tra chi più di altri è stato un appassionato della politica renziana». Lo strappo di Renzi è dal punto di vista di Roberto Cammarata «difficile da comprendere se si applica la logica della politica che piace a me». «Più facile farlo - fa sibillinamente notare su Facebook il presidente del consiglio comunale - applicando logiche diverse». Di «errore enorme» parla il vice segretario provinciale Massimo Reboldi, alla stregua di quello che commisero «Bersani e D’Alema nel 2017». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mauro Zappa
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