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21.08.2019

Scuola, è partito il «valzer» delle nomine

Ieri all’Itis Castelli la nomina per i docenti delle secondarie di primo e secondo grado, oggi al Tartaglia per le primarie e le scuole dell’infanzia e domani tocca al sostegnoCarlo Alberto RastelliFrancesca FusiniAminta VeraldiAnita Lupica CristoMaria Concetta FavazzaMaria Rosaria AccettoSara GueriniMabel Pedrotti
Ieri all’Itis Castelli la nomina per i docenti delle secondarie di primo e secondo grado, oggi al Tartaglia per le primarie e le scuole dell’infanzia e domani tocca al sostegnoCarlo Alberto RastelliFrancesca FusiniAminta VeraldiAnita Lupica CristoMaria Concetta FavazzaMaria Rosaria AccettoSara GueriniMabel Pedrotti

Settimana di nomine per centinaia di docenti che accettando il posto, e definendo la sede del loro prossimo anno scolastico, lasciano il mondo del precariato per entrare, finalmente, in quello dell’immissione in ruolo. E non importa se questo passaggio implica un viaggio a Brescia per firmare le carte: la tanto osannata informatizzazione spesso non funziona e quindi il sistema è quello di sempre, bisogna presentarsi di persona. Lo si è imparato lo scorso anno, quando era previsto il reclutamento online tramite un’apposita piattaforma che tuttavia non è riuscita a partire e quindi non ha evitato ai docenti di farsi una trasferta bresciana, o, se cittadini, di perdersi alcune ore in attesa della firma cartacea, magari accompagnati da familiari o con bimbi al seguito. IERI lo scenario della nomina per docenti di scuola secondaria di primo e secondo grado era l’Itis Castelli di Brescia, mentre oggi, al Tartaglia-Olivieri tocca alle immissioni in ruolo per infanzia e primaria, e domani, sempre al Tartaglia-Olivieri, ci saranno le assegnazioni di sede per il sostegno. «Le nomine sono assegnate in base a 3 graduatorie - ha spiegato Adriano Cattelan referente del sindacato Gilda che ieri mattina era all’Itis per seguire le procedure - quella del concorso ordinario del 2016 che ha liste ancora da esaurire e che probabilmente terminano con questa tornata; quella del concorso del 2018 che probabilmente non si esaurirà e infine la graduatoria della Gae, cioè ad esaurimento». Secondo le stime di Cattelan in questi giorni è in gioco il futuro lavorativo «di circa 500 persone tra Brescia e provincia, che da oggi diventano di ruolo e sono qui per capire in che sede si troveranno a insegnare». Il numero dei posti disponibili dipende dalle scelte attuate dapprima dal governo e quindi dalle regioni: «il governo ha reso noto un contingente di posti a livello nazionale che ha suddiviso regione per regione. A loro volta gli Uffici scolastici regionali (Usr) hanno attuato una divisione su base provinciale tenendo conto delle classi di concorso». Decine le storie di vita dei docenti che ieri si sono presentati all’Itis, tutte accomunate dalla conoscenza di sigle e nomenclatura burocratica sconosciuta a chi è al di fuori dal mondo della docenza e, ovviamente, dal desiderio di stabilizzarsi e di farlo il più possibile vicino al luogo di residenza. «Mi piacerebbe ottenere la sede di Iseo, perché è comoda», ha raccontato Maria Rosaria Accetto, 34 anni, da due anni insegnante che chiede «un part time per riuscire a conciliare anche l’attività della libera professione». Maria Concetta Favazza invece vorrebbe la città «dopo 4 anni di insegnamento di discipline pittoriche a Varese». Stessa classe di concorso di Carlo Alberto Rastelli, che ieri arrivava da Parma perché «non ho scelto la provincia e quindi oggi sono qui, ma tra le varie opzioni preferisco Brescia piuttosto che un paese del bresciano». Senza tante preferenze nemmeno Natale Ambrogio, che lo scorso anno ha insegnato a Edolo ma la sua città di origine, che gli manca, è Palermo: «non mi trovo male qui, ma Palermo è un’altra cosa… l’ho lasciata perché senza lavoro come si fa a vivere? Ma mi manca». Mabel Pedrotti, 32 anni, invece vorrebbe Edolo ma per la sua classe di concorso non c’è, quindi «andrebbe bene Darfo. Ho una laurea in ingegneria civile conseguita nel 2012 ma insegnare è sempre stato il mio sogno, mi piace molto e quindi la stabilizzazione in questo ambito lavorativo va nella direzione delle mie passioni». Anche Anita Lupica Cristo ha ammesso: «ci metto l’anima nell’insegnamento, dopo 11 anni di precariato sono contenta di diventare finalmente di ruolo anche perché ho una bimba neonata e una di pochi anni quindi devo conciliare tanti aspetti di vita». Francesca Fusini si ritrova anch’essa contenta della fine della condizione di precaria, indipendentemente dalla sede: «oggi potrebbe essere la sistemazione della vita. Insegno da 7 anni e vorrei la sede di Brescia, per la mia classe di concorso, la 050 cioè scienze naturalistiche, chimica e biologia le possibilità in città sono diverse». Aminta Veraldi invece vorrebbe il Liceo di Breno, ma «ciò che più conta è trovarmi bene nella scuola dove arriverò: in una dozzina di anni di esperienza ho imparato che questo è davvero fondamentale per fare bene il proprio lavoro e vivere con serenità il contesto scolastico». Sempre a Breno, ma all’istituto Ghislandi, ha insegnato Francesca Palazzolo, classe di concorso 050, «resterei volentieri ma so che non è possibile: dopo 10 anni mi ero affezionata». Sara Guerini infine, di Bagnolo Mella, dopo 2 anni di docenza all’Istituto Pastori di Brescia deve per forza cambiare scuola perché Brescia non c’è più come sede per la sua classe di concorso: «Mi dispiace perché mi sono trovata bene - sostiene - e resterei lì ma dato che non è possibile vorrei andare a Leno perché non è molto lontano da casa». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti
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