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13.01.2021 Tags: Brescia

Scuola, con il
Covid aumenta
il rischio della dispersione

Con la pandemia molti ragazzi hanno deciso di lasciare gli studi
Con la pandemia molti ragazzi hanno deciso di lasciare gli studi

«Non riesco a tenere il passo, non posso spostarmi in altra scuola più facile o più adatta a me, spengo il computer». Fatica, delusione, difficoltà tecniche, anche poca voglia o motivazione, una vita scolastica stravolta da quasi un anno: tante sono le incognite dietro a quel viso che non appare sul video. Il fenomeno dell’abbandono degli studi non è nuovo, tempo fa nel nostro territorio indotto pure dalla facilità di trovare un lavoro anche senza titoli. Ma il prolungarsi dell’emergenza, con i suoi pesanti riflessi sulla scuola, sta aggravando una situazione che stava forse per prendere nuove strade. SECONDO la rivista Orizzonte Scuola, alla fine di quest’anno potrebbero svanire nel nulla 160 mila studenti, acuendo un fenomeno che aveva visto già negli ultimi 10 anni lasciare la scuola un milione e mezzo di ragazzi che avevano cominciato le superiori. «È difficile avere dati certi perché spesso non sono ufficiali e inoltre sono compositi - spiega Daria Giunti che conduce queste ricerche per l’Ufficio Scolastico -. Finora sono stati segnalati dalle secondarie di secondo grado 254 allontanamenti: non sono tutti e non sono solo abbandoni per sempre. Spesso quando vengono ufficializzati è perché si pensa di riprendere magari col serale o di passare all’apprendistato. La vera fetta di quanti hanno lasciato non la conosciamo, soprattutto se hanno raggiunto l’obbligo dei sedici anni. Nel primo ciclo il monitoraggio avviene perché va denunciato alle autorità, nel secondo il sistema non riesce a monitorare. Quest’anno ancora di più, visto che non si tratta di vedere un banco vuoto ma di verificare un mancato collegamento via etere dalle mille cause». Ad aumentare gli abbandoni sta contribuendo la difficoltà di cambiare un indirizzo trovato troppo difficile. Nei primi due mesi hanno cambiato istituto 420 iscritti. E non erano solo di prima ma anche di classi intermedie dove i ragazzi sono stati fermati da una promozione, cui non corrispondeva la capacità di seguire e tanto meno di recuperare le mancanze della distanza . Poi quasi più nulla. «Al serale - riferisce Laura Bonomini, preside del Tartaglia-Olivieri - partecipa con una frequenza adeguata il 10 per cento degli iscritti. Al diurno sono in parecchi a non connettersi più, in particolare nelle classi successive alla prima perché il prolungarsi della Dad ha troppo ampliato le loro difficoltà e non possono cercare una scuola più facile. Accade questo soprattutto al liceo artistico, quando in terza si fa complesso, più delle previsioni. Gli insegnanti mi hanno segnalato spugne gettate. E mi hanno parlato di rischio forte dopo le vacanze, con una ripresa della Dad inaspettata e con un peso psicologico in aumento». «Molti sono gli stranieri scomparsi, anche a causa della perdita del lavoro dei genitori. I cinesi, poi, fin dall’avvio non si sono collegati», sottolinea Francesca D’Anna dal tecnico-professionale Golgi. Non solo stranieri, però. Addirittura una classe prima da 25, a cui era stata assegnata un’aula bella grande, adesso conta 17 alunni. «Stiamo facendo ogni sforzo ma alcuni non riusciamo nemmeno a contattarli. Era drammatico già prima di Natale, chissà cosa succederà se diventiamo zona rossa» dice ancora la dirigente. L’UNICO palliativo è dato dalla possibilità di chiamare in presenza disabili e ragazzi in difficoltà e dalla possibilità di far funzionare i laboratori, una falce di luce. Su questo insiste pure Giampietro Poli che guida il professionale Fortuny. «I laboratori attivi sono un polmone importante, uno o due giorni la settimana gli studenti rivedono l’istituto e non perdono l’abitudine, noi vediamo loro e possiamo intervenire dal punto di vista emotivo», afferma. Al Fortuny sono arrivate fino a dicembre molte domande di trasferimento da tecnici e licei di alunni che non erano in grado di continuare. «Adesso non abbiamo più disponibilità, faremo progetti per accoglierli l’anno prossimo. Per i nostri c’è l’opportunità di passare dal quinquennale al triennale prima di desistere, ma la Dad si sta prolungando eccessivamente, è rischioso». I laboratori sono la salvezza anche per il Cfp Zanardelli. «Per le fasce a rischio abbiamo istituito un tutor per il sostegno didattico e psicologico. Cosa che per altro fanno tutti i docenti, perché il rischio che mollino tutto è palese», rimarca il direttore Marco Pardo. •

Magda Biglia
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