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16.11.2019

Scuola e addetti pulizie 136 sono a «rischio»

L’incontro con la stampa nella sede di Confcooperative
L’incontro con la stampa nella sede di Confcooperative

Una legge di per sé con buona finalità ma, come spesso accade, non preparata e bisognosa di proroghe, che innescherà problemi, ricorsi e una guerra tra poveri. È la 145 del 2018, emanata dal Governo giallo-verde e ribadita dall’attuale Esecutivo, che prevede il ritorno allo Stato degli addetti alle pulizie nelle scuole dal 1° gennaio 2020. Primo risultato il licenziamento di 5mila persone perché, a fronte di 16mila che sono impiegati, ne saranno assunti 11mila. Secondo risultato è la crisi delle piccole cooperative che non potranno reggere alla perdita degli appalti. Terzo risultato, un passaggio che non sarà facile per tutti dato che verranno introdotti nuovi requisiti e quarto il contrasto con 2.400 persone che hanno già vinto un concorso statale e aspettano, in graduatoria, un posto. Nascerà contenzioso e, se succederà come in tutti gli ambiti della scuola, una siciliana potrà essere chiamata a fare qualche ora con la ramazza in un paese della valle Camonica. Nella nostra provincia ci sarà un’ulteriore conseguenza. In totale sono 300 i lavoratori, anzi nella stragrande maggioranza le lavoratrici interessate ma, su 63 plessi, operano sei cooperative sociali che impiegano 164 addetti, fra cui 57 svantaggiati in progetti di inserimento lavorativo e altri che non rientreranno nei criteri previsti. SI È CALCOLATO che solo 28 potrebbero passare alla dipendenza pubblica e saranno 136 i benservito. Il tutto nell’incertezza più totale. Tra un mese cominciano le vacanze di Natale, non pare che la burocrazia sia pronta al cambiamento. La complicata situazione è stata denunciata ieri nella sede di Confcooperative dal presidente Marco Menni con il vice Vincenzo Gaspari, con i presidenti di Federsolidarietà Alberto Festa e di alcune cooperative aderenti. Presente anche il vertice di Acb Gabriele Zanni, a nome dei Comuni preoccupati che della sorte dei cittadini disabili o fragili che resteranno senza il lavoro e la rete di supporto, tornando a carico dei Servizi sociali. «Che fosse necessaria una revisione del mondo degli appalti e dei servizi è innegabile, ma andava fatta con la necessaria progettazione, magari senza cominciare da qui, dove tutto funzionava. Per queste sei sigle sociali, che danno lavoro in totale a 723 persone, la riduzione, assieme ai contributi Naspi dei licenziamenti collettivi, porterà costi difficilmente sopportabili tutti in un colpo» ha dichiarato Menni. •

MA.BI.
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