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17.09.2020 Tags: Brescia

«Seconda
ondata? Servono
regole certe e personale»

Foto di gruppo per i rappresentanti delle professioni sanitarie
Foto di gruppo per i rappresentanti delle professioni sanitarie

Non lasciare più nulla al caso: è questa la lezione che la pandemia ci ha lasciato, il viatico per affrontare una possibile nuova ondata di contagi con prontezza e organizzazione. Ne sono convinte le professioni sanitarie bresciane rappresentate dall’Ordine provinciale dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle Professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, che rappresenta a Brescia più di 6 mila professionisti appartenenti a 19 diverse figure (dai tecnici di laboratorio agli assistenti sanitari, dai fisioterapisti ai perfusionisti). «I tecnici di radiologia sono stati in prima linea per garantire radiografie e Tac, che sono gli esami primari per il Covid, i tecnici di laboratorio hanno fatto un super lavoro per assicurare l’analisi dei tamponi e dei test sierologici, gli assistenti sanitari si sono prodigati per chiamare a casa i contatti delle persone risultate positive, solo per fare qualche esempio: tutti hanno dato quello che potevano, abbiamo appreso la solidarietà tra professionisti, guardandoci negli occhi, comunicando, perché se una cosa abbiamo imparato, è che il Covid si combatte in équipe», dice Luigi Peroni, presidente dell’Ordine tecnici di radiologia e professioni sanitarie. MOLTE PERSONE guarite dal Covid, inoltre, presentano ancora postumi come debolezza e difficoltà a deambulare che richiedono l’intervento di figure specializzate della riabilitazione. «Siamo pronti per una nuova ondata? È una bella scommessa. Abbiamo imparato qualcosa da quanto accaduto? A Brescia credo di sì: abbiamo imparato a difenderci, a non eseguire prestazioni se non equipaggiati da mezzi di protezione, diversamente non faremmo un buon servizio ai cittadini – prosegue Peroni -. Il virus è qualcosa di nuovo, per affrontarlo vogliamo regole certe, mezzi di protezione adeguati, ascolto a tutti i livelli e rappresentanza delle nostre professioni, che compongono anelli importanti dell’organizzazione sanitaria». In vista di una crescita dei contagi tra la popolazione è necessario, inoltre, incrementare il numero degli operatori sanitari. Per questo la sessione di laurea dei tecnici di radiologia a Brescia verrà anticipata a fine ottobre, come annuncia Francesco Zampari, referente per la categoria, per iscrivere a tempo di record una ventina di nuovi professionisti: «Bisogna rinforzare le prime linee e non farci trovare impreparati, la partita contro il Covid va condotta sul territorio, per questo abbiamo messo a punto un progetto di radiologia domiciliare per i fragili, che è stato recepito dalle Asst Spedali Civili e Franciacorta, grazie al quale si è iniziato ad andare nelle Rsa per l’esecuzione degli esami radiologici – dice Francesco Zampari -. Ci auguriamo che il progetto venga adottato dagli altri ospedali pubblici ed esteso anche al domicilio delle persone fragili, e che si assuma nuovo personale per dare forza alle Radiologie che sono in sofferenza». ANCHE I TECNICI di laboratorio, chiamati a processare nei mesi più difficili più di mille tamponi al giorno con un servizio operativo sulle 24 ore, chiedono di perfezionare diversi aspetti. «Anche i test rapidi saranno di nostra competenza, ma non abbiamo i numeri, scontiamo una carenza di tecnici, e i dispositivi mancano ancora nei laboratori», avverte la referente Elena Benini. Sul fronte caldo della scuola sono invece impegnati gli assistenti sanitari – in prima linea nell’esecuzione dei tamponi e nelle vaccinazioni - che hanno avviato un gruppo multidisciplinare che si interfaccerà con i referenti Covid dei singoli istituti scolastici della provincia di Brescia. Dai terapisti della psicomotricità dell’età evolutiva arriva invece l’appello a non lasciare indietro gli alunni con difficoltà, come l’autismo o i disturbi dell’attenzione: «Ci stiamo preparando ad assistere e sostenere l’autonomia e lo sviluppo di questi bambini ancora più di prima – dicono -. Siamo consapevoli delle limitazioni causate dal Covid, ma crediamo che l’inclusione scolastica sia un bene primario da salvaguardare». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lisa Cesco
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