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17.01.2019

Sequestro
e fuga,
è caccia all’uomo

L’esterno della Saf di Muscoline
L’esterno della Saf di Muscoline

Per giorni avrebbe covato la rabbia, con il cuore lacerato dall’abbandono e la mente annebbiata dalla voglia di vendicare l’onore perduto. Così martedì sera, tornato dal Maghreb, Abdelouahed Haida, 36 anni regolare in Italia ma con precedenti per spaccio, ha ceduto alle voci che raccontavano di una liaison tra la sua compagna e un operaio della Saf di Muscoline, dove la donna ha lavorato come interinale per alcuni mesi. Tanto sarebbe bastato al marocchino di Gavardo per armare la mano e dare la caccia a Mirko Giacomini, 45 anni di Sopraponte, separato e con una figliola a carico. Haida ha aspettato l’uscita dell’ultimo turno della Saf e, nascosto in un cespuglio di via Industriale, ha fatto passare ogni viso degli operai in chiusura del secondo turno di pressofusione. Tra loro, però, non c’era Mirko, tornato a casa poche ore prima. Quindi, pistola alla mano e voce alterata, il marocchino non si è perso d’animo e ha fermato un amico di Giacomini. Pistola puntata alla fronte e occhi sbarrati ha gelato il sangue dell’uomo. «Portami a casa di quello - gli ha ordinato senza lasciargli neppure il tempo di scappare o chiedere aiuto -. Portami da lui o ti uccido». Dieci minuti per cinque chilometri e mezzo di terrore, da Muscoline a Sopraponte. Quindi, arrivato a casa di Mirko, il marocchino si è sbarazzato dell’operaio lasciandolo sul ciglio della strada. Da qui, impaurito e gelato dalla paura, Daniele ha dato il primo allarme chiamando i Carabinieri. Ma del rapitore e del sequestrato si sono perse subito le tracce. L’auto rubata all’amico è stata recuperata a Prandaglio, frazione di Villanuova sul Clisi, da dove ieri mattina sono iniziate le ricerche nei boschi. Intanto la giovane compagna, che pareva sparita nel nulla insieme all’ex e all’operaio di Gavardo, sarebbe stata spostata in un luogo protetto dai Carabinieri. Nella sua casa di Castello di Gavardo per tutto il giorno le tapparelle sono rimaste abbassate e il citofono muto. Un silenzio che ha fatto pensare al peggio.

PER IL RESTO resta il giallo fitto sul rapimento. Le ricerche dei carabinieri sono proseguite per tutto il giorno senza esito e non si esclude che il marocchino abbia abbandonato l’auto proprio per indurre gli investigatori all’errore. La scientifica ha lavorato nell’appartamento dei Giacomini e avrebbe ricavato «indizi da approfondire», mentre l’automobile usata per la fuga è stata sequestrata e analizzata. «Non si tratta di un sequestro a scopo di estorsione», si sono limitati a chiarire dal comando provinciale dei Carabinieri. Il rapito non risulterebbe aver mai passato dei guai dividendosi tra lavoro e vecchia famiglia (una ex moglie e una figlia). Le ricerche riprenderanno questa mattina cercando di dipanare il mistero che sembra avvolgere un sequestro decisamente «anomalo». Gli investigatori non escludono nulla, anche il gesto più estremo. «Mirko è un gran lavoratore, serio ed educato - hanno ricordato i compagni di stabilimento -. Quella ragazza? Capitava che l’accompagnasse a casa perchè era di strada. Nulla di più, un gesto di cortesia durante i turni più lunghi». Un rapporto lontano dalla morbosità raccolta dal compagno straniero di ritorno dal viaggio in Maghreb. E la caccia all’uomo è serrata dal tempo. Nella speranza che la mano armata dalla passione non abbia già scritto la parola fine.

Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it

Giuseppe Spatola
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