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19.05.2019

«Serve un cambio e l’Europa deve essere il mezzo»

Giuseppe Romele, candidato alle Europee per Fratelli d’Italia
Giuseppe Romele, candidato alle Europee per Fratelli d’Italia

Giuseppe Romele, classe 1951, per tre legislature è stato alfiere di Forza Italia e Pdl a Roma dove si è guadagnato il soprannome di Rommel, come il generale. Dopo aver studiato per diventare prete ha ripiegato sulla laurea in giurisprudenza. Dopo l’esperienza forzista nel dicembre 2016 ha aderito prima al movimento di Daniela Santanchè «Noi Repubblicani - Popolo Sovrano». Non ricandidato alle politiche dello scorso anno, il 25 luglio 2018 abbandona Forza Italia per aderire a Fratelli d’Italia. Adesso la candidatura europea. Come si sente ad essere tornato in corsa per una elezione così importante? «Prendo sempre l’impegno politico con grande serietà. Torno a stare sul territorio tra le persone che mi hanno s empre sostenuto e per cui ho portato avanti i miei valori e quelli del partito per cui sto spendendo ore di lavoro e passione ritrovata». Che Italia si aspetta dopo le europee? «Nel centrodestra lavoriamo per costruire nell’Europarlamento la stessa maggioranza, anche se in famiglie politiche diverse. Come Conservatori e riformisti europei, siamo l’anello di congiunzione di una maggioranza possibile che vada dai Popolari con Orban ai populisti di Matteo Salvini. Senza di noi, una tale maggioranza sarebbe impossibile». Che proposta farete? «Abbiamo un modello diverso e alternativo di Europa da costruire: serve recuperare i valori della nazione e portarli fieramente a Strasburgo e Bruxelles presentando un modello diverso di Unione». Quale? «Pensiamo a una confederazione di Stati liberi e sovrani che cooperino solo sulle grandi materie. Oggi, al contrario, l’Ue è unita solo nel misurare e pesare vongole e zucchine e resta divisa sulla politica estera o sulla difesa dei confini comuni». E in Italia cosa bisognerà aspettarsi dopo la battaglia delle europee? «Il centrodestra viaggia unito nelle alleanze locali e poi è diviso in Parlamento. Certo, Giorgia Meloni dall’opposizione come Fdi non condivide e sta contrastando molti indirizzi di politica del governo che Salvini è costretto ad accettare per via dell’intesa con M5s. Penso agli assurdi rinvii sulla Tav, ad esempio, o l’ancora poco chiaro Memorandum per la "Via della Seta", sul quale proprio la Meloni ha chiesto al governo di riferire con urgenza alle Camere, prima che il premier Conte lo firmi». In caso di exploit alle Europee, Salvini staccherà la spina al governo? «Me lo chiedono sempre più spesso. Noi intanto lavoriamo per costruire un’alternativa. Il governo M5s-Lega andrà a casa quando sarà evidente che esiste un’opzione più credibile, quella di centrodestra. Con uno slogan: chi non vuole Di Maio al governo, voti Meloni e Fratelli d’Italia». Come avvicinerà Brescia a Bruxelles? «L’Europa deve cambiare passo e non può essere vista solo come un impedimento burocratico. Porterò a Strasburgo la concretezza bresciana avvicinando l’Europa alle nostre aziende che hanno bisogno di un sostegno reale».

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