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26.04.2019

Sesso in cambio
di bici e scarpe
per «sdebitarsi»

Casi di prostituzione minorile, per cui è stato arrestato un 30enne, scoperti tra Reggio Calabria e Brescia
Casi di prostituzione minorile, per cui è stato arrestato un 30enne, scoperti tra Reggio Calabria e Brescia

Erano trasferte di lavoro, e non solo. Quello bresciano era un domicilio che ricopriva una certa rilevanza nella vita dell’operaio originario della Locride. Rilevanza anche penale, dopo le indagini dei carabinieri della compagnia di Taurianova e della procura di Reggio Calabria che hanno portato all’arresto del 30 enne, di professione idraulico, con pesanti accuse in termini di reati sessuali con minori. Ora è in carcere a Pavia, dove esiste una sezione speciale per reati di questa fattispecie. Deve rispondere di prostituzione minorile, tentata violenza sessuale e atti sessuali con minorenni. Un’indagine complessa quella degli investigatori calabresi, che ha preso il via da un’aggressione subita dall’operaio nel 2017, a Taurianova. Sono iniziati gli accertamenti che hanno poi portato ad «attività tecnica» da parte dei militari di Taurianova a partire dal mese di giugno 2018. Ci sono state stata quindi l’analisi dei telefonini, le attività tecniche di intercettazione, le deposizioni dei testimoni, con particolare riguardo alle dichiarazioni che in minori hanno reso nelle strutture allestite per le audizioni protette. È stato in quella fase che sono emersi elementi tali da portare all’individuazione di gravi indizi a carico dell’operaio per quelli che appunto vengono classificati come reati sessuali. Vittime, sulla base delle indagini, quattro minori d’età compresa tra i 12 e 15 anni. I reati sarebbero stati commessi nelle province di Brescia e Reggio Calabria.

LA COMPONENTE bresciana della tristissima vicenda è rappresentata da più episodi in cui è coinvolto il 30enne a partire dal 2013. I reati sessuali sarebbero stati commessi in comuni della provincia di Brescia. E quando si parla di vicenda tristissima il riferimento è anche, se non soprattutto al fatto che le vittime venivano adescate tra i ragazzi di famiglie con qualche difficoltà economica. Era più facile, in sostanza «fare centro» su quei ragazzi, d’età compresa tra i 12 e i 15 anni. In cambio d’atti sessuali venivano dati loro: vestiti, scarpe cellulari, denaro, passaggi in auto, divertimenti serali, cibo e bevande. In realtà tutto ciò avveniva prima della prestazione sessuale. Era dopo la consegna di regali o denaro che la vittima veniva «invitata» a sdebitarsi. La conoscenza della vittima avveniva attraverso la rete, ma non solo. C’era anche il passaparola, per esempio. Prima un atteggiamento neutrale, poi i regali e la verità con la richiesta della prestazione per sdebitarsi. Ora, sulla base delle indagini, ad avere un debito, con la giustizia è proprio lui.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari
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