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28.03.2018

Socialisti con
Del Bono. Ma
non a tutti i costi

Da sinistra  Roberto Bianchi, Uliana Pardelli, Lorenzo Cinquepalmi e Giuseppe Taetti
Da sinistra Roberto Bianchi, Uliana Pardelli, Lorenzo Cinquepalmi e Giuseppe Taetti

Il centrosinistra, secondo Lorenzo Cinquepalmi, è «la collocazione naturale» dei socialisti. A patto però che la casa «non si trasformi in un convento o in una prigione a cui bussare con il cappello in mano». Per il segretario regionale del Psi il sostegno ad Emilio Del Bono resta la strada maestra, e lo dimostra il fatto che esponenti del suo partito si sono seduti ai tavoli programmatici del centrosinistra sin dal loro allestimento, subito dopo l’estate scorsa. E LÌ, IN QUELL’ALVEO fisiologico, continueranno a rimanere, ma solo sulla base di determinati presupposti, pena una possibile rottura. Quali? Cinquepalmi enuncia il primo punto: «Occorre che Brescia non sia governata per altri cinque anni secondo una logica da amministratore di condominio, si devono porre le basi per realizzare la città del 2030». E proprio «Brescia 2030» è il titolo assegnato dai Socialisti al loro programma, da discutere con gli alleati della coalizione. Un vademecum di proposte sviluppate partendo da un assunto: «Il sindaco di Brescia non può accontentarsi di nascondersi dietro le competenze amministrative che il ruolo gli assegna, a lui tocca vestire i panni del responsabile politico dell’intera provincia». Come interpretare la parte? «Trasformandosi in traino, facendosi portatore di investimenti massicci». Le risorse ci sono e al momento si trovano a Piazza Affari sotto forma di titoli A2A: «Abbiamo 1,2 miliardi di euro di patrimonio comunale nel capitale di una società che fa quello che vuole, che neppure ci ascolta, e che ci in scacco attraverso i 40 milioni annui in dividendi che ci distribuisce». La plastica evidenza, dal punto di vista dei Socialisti bresciani, del «rapporto perverso» che intercorre tra la città e la multiutility, argomento sul quale «anche la Corte dei Conti potrebbe avere qualcosa da ridire» ritenendo discutibile la situazione di «un Comune che ha il novanta per cento del proprio patrimonio investito in Borsa, con i rischi che ne conseguono». Come utilizzare poi l’enorme quantità di denaro improvvisamente a disposizione? Spiega Cinquepalmi: «Destinandolo a realizzare un grande welfare municipale». Il che significa «organizzare l’accesso a beni e servizi primari a costi accessibili, o gratuitamente per la fascia di popolazione più in difficoltà». E ancora: «Aumentando in maniera consistente il patrimonio edilizio pubblico, acquistando a prezzi vantaggiosi i crediti in sofferenza», cioè a dire le case invendute che si trovano nella disponibilità degli istituti bancari. «Con tanta liquidità la Loggia potrà poi agevolare l’accesso ai servizi sanitari per coloro che dispongono di un reddito basso». E nella logica di un moderno welfare aziendale i Socialisti una posizione di rilievo la attribuiscono alle scuole, edifici «sicuri, belli e accoglienti, aperti fino alle 19 e nei periodi di vacanza». C’è un solo modo per Del Bono di evitare in chiave locale la sconfitta rimediata dal suo partito e dall’intero centrosinistra il 4 marzo. La ricetta per vincere la illustra Giuseppe Taetti, vice segretario provinciale: «Evitare di condurre una campagna elettorale autoreferenziale ed autoelogiativa, scaldare il cuore di un popolo prospettando un’idea valida di futuro». Dello stesso avviso Roberto Bianchi, responsabile cultura del PSI bresciano, il quale definisce la proposta di liquidare le azioni di A2A come «eversiva», scelta da adottare nel nome di un «coraggio dell’eresia» che ai Socialisti non è mai mancato. •

Mauro Zappa
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