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25.11.2020 Tags: Brescia

Solo il 4% dei
contagiati è di
origini straniere

Stranieri al centro di accoglienza «Pampuri», durante una protestaBambini  e bambine a scuola felici  prima che arrivasse  Covid-19
Stranieri al centro di accoglienza «Pampuri», durante una protestaBambini e bambine a scuola felici prima che arrivasse Covid-19

Casi positivi 488, di cui 13 decessi. Età media 46 anni e per il 56 per cento costituito donne. Sessantatré le nazionalità. Sono i dati riferiti ai picchi della prima ondata della pandemia, tra marzo e aprile, ma dimostrano come la componente straniera fra i malati di Covid sia stata non solo ben più bassa di quella degli italiani ma più bassa anche rispetto alla loro percentuale sulla popolazione residente bresciana. «È una tendenza parsa evidente, pur col difficoltoso monitoraggio della situazione infettiva e sanitaria delle famiglie immigrate che verificheremo con più completezza nel rapporto del prossimo anno» ha dichiarato Maddalena Colombo presentando online MigraReport 2020, l’annuale resoconto del Centro di iniziative e ricerche sulle migrazioni Brescia, il Cirmib dell’Università Cattolica, stavolta intitolato «Lontani ma vicini». «Condizione che del resto, nel periodo durissimo che stiamo ancora vivendo, ci accomuna tutti» ha sottolineato Colombo in apertura dopo i saluti del direttore di sede Giovanni Panzeri. A illustrare l’indagine nei dettagli Francesca Pozzi. In Lombardia, solo il 6,5% di chi ha avuto un tampone positivo aveva la nazionalità straniera, quando la percentuale di residenti era dell’ 11,9%; a Brescia, gli stranieri risultati positivi al Covid-19 rappresentavano a fine aprile il 4,2% del totale sul 12,5% di residenti. Le nazionalità più colpite sono quelle con la maggior presenza sul territorio: romena (95 positivi, il 20% dei casi), albanese (67 casi, 14%), pakistana (41 casi, 8%), ucraina (35 casi), indiana (23 casi), marocchina (22 casi), egiziana (21 casi, 4%). LA PANDEMIA ha inciso anche sull’attività lavorativa, e in misura maggiore che per gli italiani: il tasso di occupazione, che nel 2019 era del 62 per cento, è sceso al 55. «A fronte delle dirette e indirette conseguenze della pandemia sulla popolazione straniera, fra cui il minor accesso ai servizi sanitari, l’interruzione delle attività economiche e lavorative, la riduzione delle reti di aiuto e le difficoltà burocratico-organizzative nella sepoltura dei congiunti deceduti, il tessuto sociale bresciano ha mostrato una buona tenuta, grazie agli sforzi profusi dal mondo associativo, dalla rete tra cittadini e istituzioni locali e grazie alle azioni di solidarietà spontanee promosse tra le comunità religiose» commenta lo studio. Ma Paolo Barabanti, docente di Sociologia dell’Educazione al Sacro Cuore, ospite del webinar con Mariagrazia Santagati del Cirmib, Linda Lombi e Guia Gilardoni pure dell’università, Michele Lobaccaro, Saber Iakubi, speaker di Radio Dosti e l’assessore Marco Fenaroli, ha parlato anche di incidenza negativa della chiusura delle scuole sugli alunni figli di stranieri. «I dati precisi si avranno nel 2021, ma da interviste effettuate si evince come siano peggiorate le disuguaglianze già esistenti, per la difficoltà della lingua, per la minore capacità di uso degli strumenti necessari alla didattica a distanza e per la diversità degli approcci culturali. Con gli alunni stranieri ma anche con i fragili in generale si è dimostrata l’importanza della scuola per molti elemento di salvezza. Se al disorientamento generale si aggiungono la non padronanza della lingua, la mancanza della routine scolastica si capisce che si ampliano le lontananze» ha sottolineato Barabanti. Che ha dato il quadro scolastico: sono 33mila gli iscritti a scuola, su 157.958 residenti al 1° gennaio 2020; il 18 per cento del totale, stabile da 6 anni. Le famiglie italiane fanno meno figli, ma anche le straniere. Le nascite da genitori immigrati sono calate del 26% in 5 anni, però sono cresciute del 49% quelle con un genitore straniero. Così i minori sono meno anche se rappresentano ancora un quarto della popolazione immigrata. «Si tratta di una sorta di integrazione demografica» è stato detto, visto che aumentano pure gli anziani. •

Magda Biglia
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