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17.04.2019

«Sotto la guglia crollata rimane il nostro cuore»

Macerie all’interno di Notre Dame: il rogo ha devastato il tetto della cattedrale facendo crollare l’iconica gugliaAlice Agazzi
Macerie all’interno di Notre Dame: il rogo ha devastato il tetto della cattedrale facendo crollare l’iconica gugliaAlice Agazzi

C’erano anche occhi bresciani ad osservare Notre Dame ardere e andare in fumo, portando con sé in un cumulo di cenere quasi 900 anni di storia e una parte incancellabile dell’anima transalpina. Alice Agazzi è una 24enne di Bagnolo Mella che, a pochi mesi dal trasferimento nella capitale francese per motivi di lavoro, deve già piangere un pezzo di cuore perduto. I minuti di tensione, paura e incertezze, Alice li ha vissuti personalmente: «Quando è scoppiato l’incendio - racconta a Bresciaoggi - ero appena uscita a camminare, erano le 18.50 circa. Ho fatto una curva e ho visto il fumo in cielo. È stato terribile». INIZIALMENTE, i cittadini parigini non riuscivano a darsi una risposta. O, meglio, ne avevano trovata una alla quale non volevano credere: «D’impulso io, così come i francesi, ho pensato ad un attacco terroristico. Sono salita in cima a Montmartre, dove si era sparsa la medesima voce. Molte persone, in gran parte turisti, temendo che fosse pericoloso spostarsi, sono rimaste da questa parte della città». Sono stati attimi convulsi, durante i quali le supposizioni sono state rapidamente spazzate via insieme al fumo crescente dal rimbalzo di notizie praticamente istantaneo: Notre-Dame a fuoco. «La Nostra Signora», una cattedrale che al tempo stesso è personificazione della storia, dell’arte, dell’ingegno umano, del sudore e dei sogni, stava scomparendo in un macabro fuoco d’artificio: «Abito proprio dietro la basilica - continua Alice - da dove si vedeva una grossa fiamma arancione con un enorme vortice di fumo che lentamente si spostava verso la mia destra. Era bruttissimo da vedere». E poi, a reti unificate, il momento-simbolo del dramma, il primo segnale della non reversibilità dell’evento, soprattutto negli occhi e nella mente dei presenti. Un momento che, osservato senza il rassicurante filtro dello schermo, si stampa inevitabilmente nel cassetto della memoria a lungo termine: il crollo della guglia infatti sublima il dramma e ribadisce l’impotenza anche della più ammirevole forza d’animo. La mano dell’uomo interverrà e riporterà quei blocchi di cemento al loro posto. Ma un crollo da una delle maggiori vette di Parigi non si potrà cancellare dalla memoria collettiva: «La caduta della guglia ha rappresentato il momento più impressionante: lì sotto è rimasto un pezzo del nostro cuore. Come diciamo noi, è stata una cosa che ha messo il “magone”. Il mio coinquilino, per esempio, non riesce a smettere di piangere». Peraltro, l’imponenza del rogo avrebbe potuto riservare anche conseguenze ben peggiori: «È importante che non si sia fatto male nessuno - commenta ancora Alice -. Nella zona di Notre Dame hanno fatto evacuare tutta l’isola, anche perché si pensava che l’incendio si potesse propagare dall’altra parte». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vincenzo Spinoso
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