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20.06.2019

Stadio, gli
australiani ai
saluti: «Ora basta»

Massimo Cellino e il sindaco Emilio Del Bono insieme ad un convegno in città
Massimo Cellino e il sindaco Emilio Del Bono insieme ad un convegno in città

Dopo diciotto mesi di trattative, di progetti, di modelli di business, di incontri con amministratori politici e stake holder della città, di visite di ambasciatori, di viaggi intercontinentali gli australiani dicono basta. Era il marzo scorso quando Bresciaggi svelò che c’erano finanziatori australiani dietro al progetto di un nuovo stadio che il sindaco Emilio Del Bono lanciava nella contesa elettorale. Il suo prossimo quinquennio, se fosse stato rieletto, avrebbe avuto il nuovo impianto sportivo al centro del programma. Una sfida che poteva essere vinta grazie a capitali stranieri, appunto australiani. Del Bono è tornato in Loggia, e da quel marzo del 2018 molta acqua è passata sotto i ponti, in primo luogo il calcio Brescia è andato in serie A. «Se abbiamo un piano B? Certo che lo abbiamo - spiega John Caniglia, portavoce di Centrum Stadia e segretario della Camera di commercio italo-australiana di Melbourne - ma non è un’altra area in Brescia è un’altra città. Noi eravamo disposti ad investire molti soldi qui. Si dice che in Italia ci sia bisogno di investimenti, noi eravamo qui per questo. Credevamo fosse un bene per Brescia. Ma non si è fatto altro che chiacchierare per diciotto mesi. Evidentemente invece che con uomini d’affari seri l’amministrazione di Brescia preferisce confrontarsi con condannati e inquisiti».

 

EPPURE QUANDO è stato presentato in Loggia il progetto degli australiani, il consenso nei loro confronti in seno all’amministrazione era parso crescere. «Ma è stato costruito un bando perfetto per Cellino. E non dico su misura per una concessione del Rigamonti di uno o due anni, lasso di tempo di cui parlava lo stesso presidente del Brescia, ma per una gestione di nove anni». Secondo John Caniglia, che conferma che sarà a Brescia ad inizio luglio, la Loggia insomma, a dispetto delle parole, di fatto è andata oltre le più rosee aspettative di Cellino. «Ci chiediamo a Brescia chi comandi. Del Bono o Cellino? L’impressione dopo tutti questi mesi è che in Loggia invece di esercitare una leadership e guardare al futuro della città, si facciano giochetti». Dopo mesi di incontri la sensazione a Melbourne è che tra Del Bono e Cellino lo stile sia quello «di dire una cosa e farne un’altra». Caniglia invita a leggere gli articoli di giornale del periodo elettorale, quando Del Bono evocava finanziatori stranieri (che poi si riveleranno essere Centrum Stadia di Melbourne) come l’asso nella manica per realizzare finalmente lo stadio moderno che Brescia attendeva. Un asso che ha gettato con profitto sul tavolo della competizione elettorale. Gli australiani vedono in questi diciotto mesi la costante della poca chiarezza, dell’incapacità di governare la situazione, di indirizzarla. Ci hanno creduto - fanno capire - si erano detti disposti ad aspettare (uno o due campionati) ma adesso sono stanchi, sono delusi dalla mancanza di chiarezza, dell’inaffidabilità delle parole spese.

 

PARTITA chiusa dunque? Caniglia conferma: «Per quel che ci riguarda, non faremo più nulla per convincere l’amministrazione bresciana. Altre città, dopo avere sentito che siamo pronti a sostenere investimenti come quello presentato a Brescia, ci hanno contattato. Se vorrà potrà farlo anche Brescia».

 

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Eugenio Barboglio
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