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19.07.2019

Strade di sangue:
a Brescia nessuno
può stare al sicuro

Una settimana drammatica nel Bresciano per gli incidenti stradali: inaccettabile che si possa continuare a morire in questo modo
Una settimana drammatica nel Bresciano per gli incidenti stradali: inaccettabile che si possa continuare a morire in questo modo

Nessuno è al sicuro. Sembra il titolo di un film horror e per certi versi lo è: il bilancio delle vittime causate da incidenti stradali, negli ultimi sette giorni, si è ulteriormente aggravato, portando con sé quattro vite, spezzate in modi molto diversi tra loro. Il 13 luglio il dramma è andato in scena a Sarezzo, dove Pierluigi Reboldi, 62 anni, è stato investito mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali; e nelle stesse ore si arrendeva Caterina Archetti, 76 enne moglie del fondatore di Gefran, Ennio Franceschetti, dopo un’agonia durata dodici giorni in seguito al frontale in una galleria di Nadro, in Valcamonica. Martedì non c’è stato scampo per Alex Franzè, 27 enne di Polaveno che ha perso la vita a Villa Carcina, in sella alla sua moto. Due giorni fa, l’ultima croce in ordine di tempo, con il 66enne idraulico in pensione Ugo Bresciani che è stato investito da un tir quando era in sella alla sua bicicletta. Incidenti dalle dinamiche diverse e che mettono in luce una peculiarità: tutti, dai pedoni ai ciclisti, fino ai motociclisti e agli automobilisti, sono in pericolo.

 

«STIAMO VIVENDO una situazione drammatica, perché tutti gli utenti della strada sono coinvolti: purtroppo è un problema culturale, non c’è rispetto, c’è sempre la frenesia di dover correre e la velocità è la prima causa di incidenti – commenta Roberto Merli, presidente dell’associazione Condividere la strada della vita -. Se dovessimo rispettare le regole sui limiti di velocità, certi incidenti sarebbero meno gravi di quello che risultano: anche per questo chiediamo l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole, per insegnare il rispetto reciproco». L’altro grande problema, secondo Merli, è la mancanza di un numero di controlli adeguato da parte delle Forze dell’Ordine: «Chiediamo di intensificarli, i controlli sarebbero un deterrente per chi tiene comportamenti scorretti mentre guida: molte stragi, anche a livello nazionale, sono state causate da ubriachi al volante e se ci fossero più posti di blocco forse si sarebbero evitate, oppure gli automobilisti ci avrebbero pensato due volte prima di abusare di alcol sapendo di poter perdere la patente». Quasi al pari dell’alcool c’è l’utilizzo dello smartphone, «da parte di automobilisti di tutte le età: è una distrazione notevole e c’è troppa superficialità nel suo utilizzo».

 

I DATI CHE FOTOGRAFANO la situazione in provincia di Brescia non sono confortanti. Se è vero che le vittime della strada sono calate molto rispetto ai primi anni Duemila (proprio nel 2000 i morti in provincia furono addirittura 260), l’anno scorso c’è stata una tragica ripresa: in 18 anni e mezzo, considerando anche i decessi del 2019, si tratta di 2516 vite spezzate sulla strada. Si è passati dalle 88 croci del 2014 alle 86 del 2015, fino alle 71 del 2016 e alle 60 del 2017. Ma il 2018 ha registrato un’inversione di tendenza, con 86 vittime sulle strade bresciane. E l’anno in corso sembra andare nella stessa direzione. Le vittime, alla fine di luglio dello scorso anno erano 49; quest’anno, le vittime sono 43, di cui 8 decedute nei primi 17 giorni del mese. «Siamo in linea con i numeri dell’anno scorso – ha concluso Merli -. Penso alle famiglie delle vittime, è drammatico vedere un proprio caro uscire di casa e non tornare più: quando succede è troppo tardi».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Manuel Venturi
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