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10.04.2020 Tags: Brescia

Strage di giovani al
Loveparade. Processo
verso l’archiviazione

Un’immagine della calca durante il  Loveparade di Duisburg Giulia Minola è morta a 21 anni nella calca dell’evento musicale
Un’immagine della calca durante il Loveparade di Duisburg Giulia Minola è morta a 21 anni nella calca dell’evento musicale

La svolta era prevedibile, ma i familiari delle vittime - tutti ragazzi e ragazze giovanissimi - hanno sperato fino all’ultimo di avere giustizia. Invece il tribunale di Duisburg ha proposto l’archiviazione del procedimento penale sulla strage al Loveparade del 24 luglio 2010. Nel corso del maxi evento musicale morirono nella calca 21 persone tra cui un’italiana, la bresciana Giulia Minola di 21 anni. Il tribunale tedesco ha proposto alla Procura e ai tre imputati, dipendenti dell’organizzazione, accusati di omicidio colposo e lesioni colpose, di terminare le udienze prima della scadenza imposta dalla prescrizione, che scatterà il 27 luglio 2020. Già lo scorso anno era stata archiviata la posizione degli altri sette imputati. A causa delle restrizioni imposte dal Coronavirus il processo - iniziato nel dicembre del 2018 - già da marzo però è sospeso e la ripresa era prevista il 20 aprile, ma con accesso limitato all’aula del tribunale di Düsseldorf. Per questo, dopo 183 udienze già celebrate, il tribunale ha proposto l’archiviazione. L’EPILOGO SEMBRA scontato. La Procura aveva già dato il proprio assenso un anno fa all’archiviazione del procedimento per altri sette imputati, mentre i secondi, dipendenti della società organizzatrice Lopavent, non rinunceranno all’opportunità di vedere terminare il processo senza condanna e senza sanzioni pecuniarie. Il primo colpo alle speranze di giustizia dei familiari delle vittime era stato inferto il 6 febbraio del 2019 quando la giustizia tedesca aveva archiviato la posizione di sette dei dieci imputati. In quell’occasione Nadia Zanacchi, la mamma di Giulia Minola, aveva espresso la sua amarezza. «La morte di 21 ragazzi rischia di restare senza alcun responsabile», aveva affermato facendosi portavoce dello stato d’animo di tutti i parenti delle vittime. Nel mirino era finita soprattutto la gestione del processo. L’archiviazione era arrivata prima che si concludesse l’analisi in aula della perizia, disposta per fare chiarezza sulle responsabilità. Tutto il processo avrebbe dovuto imperniarsi attorno a quella consulenza, invece sono usciti di scena sette dei dieci imputati. La strage si consumò nel corso del raduno techno. Le vittime provenivano da Germania, Cina, Australia, Spagna, Olanda e Italia. Tra di loro anche la bresciana Giulia Minola. La ventunenne studiava moda e design al Politecnico di Milano e stava attraversando l'Europa assieme ad un'amica, con tappa a Duisburg. Secondo l'accusa, le carenze nell'organizzazione e nella gestione dell’evento sarebbero state all’origine del dramma. L’area della festa, un ex scalo ferroviario delimitato da binari e da un’autostrada, era raggiungibile soltanto attraverso un tunnel con un unico accesso, usato anche come via d’uscita. Nel pomeriggio, momento di maggiore afflusso al Loveparade, il pubblico si trovò bloccato nel tunnel, con un imbuto particolarmente pericoloso in corrispondenza della rampa di accesso al raduno. La polizia cercò di gestire la situazione creando dei cordoni per alleggerire la pressione della folla, ma inutilmente. Sulla rampa finirono per scontrarsi le persone in entrata e quelle in uscita. Nella fuga disordinata e fuori controllo centinaia di persone rimasero schiacciate. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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