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06.12.2019

Studenti, lettura e fake news: c’è l’allarme

Marco Tarolli (Calini)Simonetta Tebaldini (Itis)Francesco Mulas (Bagatta)Elena Lazzari (Abba)Secondo l’indagine solo uno studente italiano  su venti  è capace   di comprendere i testi letti
Marco Tarolli (Calini)Simonetta Tebaldini (Itis)Francesco Mulas (Bagatta)Elena Lazzari (Abba)Secondo l’indagine solo uno studente italiano su venti è capace di comprendere i testi letti

Un forum sulla salute dei polli, un altro sulla mancanza di alberi nell’isola di Pasqua. Solo un ragazzo italiano su venti è stato in grado di capire a fondo i post, gli altri non sono stati capaci di distinguere le frasi non pertinenti, i fatti dalle opinioni, dalle pubblicità mascherate. Si sarebbero bevuti tutte le fake news in proposito. L’indagine Ocse-Pisa pubblicata due giorni fa che mette a confronto i test delle classi di seconda superiore di 79 Paesi industrializzati mettendo in luce le difficoltà dei nostri quindicenni con la lingua madre. POCO CONSOLA che Brescia, a cavallo fra Nord-Est e Nord-Ovest, sia nella macchia di leopardo sopra alla media nazionale (non sempre a quella lombarda) di un’analisi che ha evidenziato un forte gap fra Settentrione e Meridione. Sta di fatto che il problema era stato già rilevato dagli addetti ai lavori nelle scuole locali, e con tendenza al peggioramento. Anche nel Bresciano si riscontrano le sottolineature del Rapporto: femmine meglio dei maschi, tranne che in matematica, pesante influenza delle condizioni socio-economiche, distanza tra licei e professionali, con una media che differenzia in meglio i nostri tecnici, ancora scelti dalla maggioranza. E, alla fine, mentre prima il nemico era la matematica, ora invece si cade sulle Scienze e sul linguaggio, come ai tempi di don Milani che già aveva gridato contro il rischio di una subalternità in caso di carenza linguistica. «Non mi meraviglia per niente questa rilevazione- commenta Simonetta Tebaldini, dirigente dell’Iis Castelli- gli studenti sempre più faticano a comprendere un testo, il che li paralizza pure nelle altre materie, come scienze appunto. Li vediamo arrivare in prima pieni di difficoltà, incapaci di fare una sintesi dopo aver letto. Io credo che non si ponga abbastanza attenzione alle scuole medie, dove i docenti devono operare in classi da più di 25 alunni e miste per sviluppo e cultura». L’allarme del resto lo aveva già lanciato l’Education and Training Monitor, documento della Commissione europea, parlando di competenze insufficienti in lettura del 20 per cento dei quindicenni. «Si nota un marcato peggioramento, anche se nel mio istituto i voti più bassi sono in matematica- conferma Elena Lazzari, preside del tecnico Abba-Ballini- Lo associo all’uso eccessivo delle tecnologie, all’inesistente abitudine alla lettura, al poco dialogo in famiglia su qualcosa letto assieme o anche visto in tv. Suggerirei il ritorno del libro commentato in classe, il potenziamento delle biblioteche e comunque molto lavoro sul linguaggio e sulla logica, strettamente collegata». «Mi ha molto colpito la mancata comprensione di discorsi semplici, di elementi che definirei di cittadinanza, non di cultura letteraria. La nostra area si salva, come dimostrato anche dai riscontri dell’Invalsi, ma è negativo il distacco dal Sud che dimostra una volta di più l’importanza del contesto socio-economico. Servono più risorse per la scuola» sostiene Marco Tarolli, alla guida del liceo scientifico Calini. Concorda il collega del liceo Bagatta Francesco Mulas: «I risultati scolastici sono legati al pil E contano la scolarizzazione dei genitori, la possibilità scolastica di strategie a lungo respiro, di innovazione. Esiste un preciso indice che misura lo status favorevole o no. Noi siamo in un luogo fortunato, quindi il paragone va fatto fra istituti di simile contesto. In matematica siamo a un buon livello, mai come l’Estonia sempre al vertice, di cui dovremmo scoprire il segreto. Per il resto, a mio parere, scontiamo il permanere di un’impostazione basata più su nozioni che competenze e capacità di applicarle. I test indagano queste abilità trasversali, su cui in Italia si lavora ancora poco. Ritengo molto pericoloso che i giovani non separino i fatti dalle opinioni, forse segno dei tempi, ma che può portare a gravi condizionamenti». •

Magda Biglia
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