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18.10.2020 Tags: Brescia

«Sul Civile non gravi il peso della pandemia»

Medici al lavoro durante i mesi dell’emergenza Covid-19
Medici al lavoro durante i mesi dell’emergenza Covid-19

Con la prima ondata di Sars-Cov-2 «tutto il personale sanitario ha saputo gestire un evento stratosferico». Però «bisogna domandarsi se in questo Paese si debba sempre ricorrere all'eroismo». A porre la questione è il dottor Claudio Macca, delegato bresciano dell’Anaao, il sindacato dei medici ospedalieri che qualche giorno fa ha lanciato un chiaro segno d'allarme a livello nazionale: «Se aumentano i casi, la tenuta degli ospedali non andrà oltre i due mesi». L'ASST SPEDALI Civili di Brescia - «struttura tra le più eccellenti d'Italia per esperienza diagnostica e farmacologica» - potrebbe tuttavia essere in grado di attutire un secondo impatto, sempre che su di essa non cali il peso di tutta la Lombardia Orientale. «Le rianimazioni stanno ricevendo e gestendo malati intubati e si stanno reperendo nuovi posti letto - spiega Macca, riflettendo sul fatto che i mesi trascorsi dalla fase acuta della pandemia a oggi sono comunque serviti per costruire - un algoritmo della diagnosi molto diverso rispetto all'inizio, quando non si sapeva come fronteggiare la malattia. Ora abbiamo degli schemi terapeutici che sembrerebbero poter contrastare la tempesta citochinica di Covid». Ma come sindacato, sulla base anche di quanto riferito dagli iscritti, esprime il timore che la decisione regionale di trasformare la struttura in hub possa scaricare sul Civile «il gravame immenso della pandemia», timore solo in parte temperato dalla scelta del Welfare lombardo di curare negli ospedali di origine i casi positivi non gravi e di inviare all'hub di riferimento solo coloro che presentano difficoltà respiratorie. «La preoccupazione - ammette Macca - comunque resta. Non vorremmo che la pandemia tornasse a travolgere la struttura che, a mio modo di vedere, è stata tra le più eccellenti nella gestione dell’emergenza per numero di malati ed esperienza, con uno sforzo comune tra medici e infermieri. Anche la direzione sanitaria è stata all’altezza della situazione». Ma «non siamo completamente convinti che l’organizzazione territoriale abbia camminato con la stessa velocità. I medici di famiglia hanno pagato a duro prezzo questa emergenza». «I riconoscimenti erano un po’ sulla parola. Temiamo che il necessario e indispensabile supporto di organico, quel recupero di personale che era affluito, sia soltanto parziale e non sia sufficiente alla pandemia - aggiunge Claudio Macca -.Temiamo che il personale sanitario sia di nuovo costretto a gestire l'emergenza come prima». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paola Buizza
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