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04.08.2020 Tags: Brescia

Sul treno post-Covid tra mascherine, polvere e con i soliti «furbetti»

I passeggeri salgono sui treni il primo lunedì di agostoIl wc del treno, evidentemente, non è stato pulito da un po’ di tempoI passeggeri si dirigono ai treni pronti per la partenzaLa coda agli sportelli della biglietteria SERVIZIO FOTOLIVE/Filippo Venezia
I passeggeri salgono sui treni il primo lunedì di agostoIl wc del treno, evidentemente, non è stato pulito da un po’ di tempoI passeggeri si dirigono ai treni pronti per la partenzaLa coda agli sportelli della biglietteria SERVIZIO FOTOLIVE/Filippo Venezia

Succede quasi tutti i giorni nelle ore di punta: passeggeri in piedi in barba ai distanziamenti sociali, mascherine indossate più o meno come capita a cui, ovviamente, si aggiungono i disagi che ricorrono da tempo e mai risolti. Anche in questa estate anti-Covid il «far west» sui treni non si è fatto attendere. Amplificato dalla confusione generata dalla proroga dell’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza sul reintegro del distanziamento sui mezzi pubblici e il rifiuto (consentito) di Regione Lombardia (così come della Liguria) di adeguarsi a tali norme. Il governatore Fontana ha infatti deciso di lasciare in mano ai gestori del trasporto pubblico «la programmazione e la sperimentazione di nuove azioni in vista della riapertura delle scuole» autorizzando l’occupazione del 100% dei posti a sedere e il 50% di quelli in piedi su ogni mezzo. UNA FACOLTÀ riscontrata ieri mattina sulla tratta Brescia-Milano delle 7.28: nella maggior parte dei vagoni era in vigore l’obbligo di sedersi a «scacchiera», in altri mancavano i cartelli che ne indicavano il divieto. «Un giorno piuttosto tranquillo – ammettono le due amiche Valentina e Vanessa -. Stranamente ora non ci sono persone in piedi ma la norma è tutt’altra. L’altro giorno però sembrava di essere in un carro merci: gente in piedi e controlli come sempre assenti». Ma anche se ci fossero cambierebbe ben poco: «Una volta che mi è stato venduto il biglietto e vengo trovata in piedi, mica sarò fatta scendere. Vado a Milano per lavoro e non per cambiare aria», aggiunge Vanessa criticando non solo la gestione dell’azienda Trenord ma anche di Trenitalia e delle sue linee ad alta velocità: «Complicato capire come ragionano: hanno tolto il Freccia da Desenzano delle 7.15, molto richiesto e sempre pieno. Invece di incrementare le partenze costringono le persone a passare il doppio del tempo su un treno che oltre ad essere più lento è immancabilmente sporco e raramente climatizzato». Forti sono anche i dubbi sulla sanificazione e le operazioni di pulizia. Già dalla partenza a Brescia le condizioni dei vagoni lasciano a desiderare. Così come quelle del bagno: «soffocato» da rotoli di carta igienica e dal tanfo micidiale. Segno tangibile che nessun addetto alla pulizia è salito, almeno recentemente, su quel treno: «Il rischio contagio non deriva solo dai mancati distanziamenti o da un uso errato della mascherina, da contestare ai passeggeri, ma anche da una scorretta sanificazione che qui, non credo avvenga: dita di polvere e sporcizia ovunque sembrano confermarlo», sottolinea Eugenio Forti. Una negligenza che si aggiunge, quindi, alla mancanza di senso civico e di educazione dei viaggiatori: «Le solite furbate all’italiana – sbotta Corrado Rossini -, molti tolgono il cartello di divieto per mettersi seduti dove vogliono, altri levano o abbassano la mascherina. È un sistema sbagliato, peggiorato dalla mancanza di personale a bordo. Stessa scena durante i mesi di lockdown: eravamo in pochi a viaggiare – ricorda Rossini – ma era il periodo più complesso per il nostro territorio e una presenza costante avrebbe certamente rasserenato gli animi dei pendolari». A SCUOTERE la sensibilità dei passeggeri si aggiunge la solita mancanza di aria condizionata: «Oggi ci è andata bene: le temperature sono scese, ma il gran caldo dei giorni passati ci ha fatto soffrire. Non è stato facile viaggiare con le mascherine sul viso senza climatizzatore e con finestrini chiusi e bloccati nella maggior parte dei casi», sbotta Manuele Razzini. Tutt’altra sinfonia, invece, nel viaggio di ritorno: pochissimi i sedili occupati, aria condizionata accesa e il controllore salito a Treviglio. •

Marta Giansanti
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