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22.05.2017

Thomas e Rosa, ora
il dolore chiede le
risposte all’autopsia

Il giorno dopo la tragedia rimane solo la consapevolezza di non poter tornare indietro, la sensazione diffusa dell’irrimediabile, in questo caso qualcosa di terribile.

IL CANCELLO è chiuso, al civico 9 di via Marconi a Padenghe sul Garda: all’ingresso i cartelli posizionati dai carabinieri segnalano che tutta la zona è sotto sequestro. Dietro quelle sbarre di ferro si è consumata la tragedia che nessuno si sarebbe mai aspettato, ma che a quanto pare covava da tempo nella mente di Thomas Nilsson: il 73enne, di origini svedesi, l’altra notte ha deciso di farla finita, di uccidere la moglie Rosa Morelli (ex insegnante di 92 anni, malata da tempo) e poi di togliersi la vita. Lo ha fatto nel modo più terribile: dopo aver adagiato la moglie (erano sposati da 40 anni) sul sedile posteriore ha cosparso la sua Citroën C4 di benzina, e le ha dato fuoco. Una ricostruzione che, ad oggi, va considerata ancora soltanto un’ipotesi: si attendono gli esiti dell’autopsia (forse prevista già oggi, comunque a breve) per avere conferme su quanto successo. La pista, comunque, rimane una sola, quella dell’omicidio-suicidio.

I carabinieri hanno passato al setaccio sia la casa vacanze dei coniugi, appunto la villa di Padenghe, sia quella in centro a Lonato del Garda, non lontano dalla farmacia della famiglia Morelli. Rosa, in realtà, in farmacia non aveva mai lavorato: si era laureata in lettere e in psicologia, per qualche anno era stata insegnante in scuola privata e pubblica, prima di dedicarsi pienamente all’attività di psicologa. Aveva lavorato anche in Svezia, dove poi ha conosciuto il suo Thomas. Hanno vissuto insieme fino all’ultimo. Fino a quando il marito ha deciso che non poteva andare avanti. Ci sarebbero quei fogli, quei carteggi recuperati in casa, in cui l’uomo aveva affidato alla penna tutto il suo malessere. Si sentiva solo, si sentiva inerme e impotente di fronte alla malattia che, da dieci anni, attanagliava la consorte: era affetta Alzheimer, un demone silenzioso che lentamente se la stava portando via, una malattia progressiva e purtroppo incurabile, nel suo procedere inesorabile.

La coppia viveva a Lonato, ma era spesso a Padenghe: quasi ogni giorno. I vicini ricordano la passione di Thomas per l’orto, le grigliate in estate in compagnia degli amici, i pranzi e le cene al ristorante Ketty, dall’altra parte della strada: con i proprietari del locale era nata una sincera amicizia. Ma in quel giardino ormai poco curato, con l’erba alta anche i lati del cancello d’ingresso, si potevano forse intravedere i segni di qualcosa che stava cambiando. Ci deve aver pensato a lungo, Thomas, senza mai abbandonare la moglie, accudita amorevolmente fino all’ultimo respiro.

SOLO pochi giorni fa era stato visto mentre tagliava l’erba, nella parte bassa del giardino dove poi si è consumata la tragedia. Qui aveva parcheggiato la macchina, ma in una posizione insolita rispetto al normale. Qui insieme alla moglie aveva vissuto tante giornate, tante serate: guardando dritti verso il lago, il «loro» lago. E qui ha portato a compimento il pensiero che, da tempo, sembra covava dentro di sé. Sarebbe arrivato di notte, forse appena dopo le 3. Circa un’ora più tardi ha dato fuoco alla vettura: lui seduto davanti, la moglie sdraiata dietro. Non si ancora se lei fosse già morta o meno. Alle 4.30 era già stato dato l’allarme: il primo a chiamare il 112 è stato Eros Antonelli, il custode della villa di fianco. Dell’auto è rimasto solo un rottame, i corpi dei due coniugi inevitabilmente carbonizzati. Le salme sono state ricomposte al Civile, dove attendono l’autopsia. Davvero l’ultimo passo, prima dell’eterno riposo.

Alessandro Gatta
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