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24.03.2019

Tra Brescia e la Cina è un affare miliardario

Brescia e la Cina fanno affari: tutte le attività ogni anno valgono oltre un miliardo di euro
Brescia e la Cina fanno affari: tutte le attività ogni anno valgono oltre un miliardo di euro

La nuova Via della seta passa anche per Brescia. La Grande muraglia ormai è solo un simbolo di un Paese aperto al mondo, come testimonia la firma degli accordi commerciali tra l’Italia e il presidente Xi Jinping. La Lombardia è la regione che «pesa» di più nei rapporti con la Cina: il 2018 ha portato scambi per 17,6 miliardi di euro, il 40 per cento del totale nazionale, che ammonta a 44 miliardi di euro. Milano e Lodi dominano la classifica lombarda, con rispettivamente 8 miliardi e 2,3 miliardi di euro tra import ed export, ma anche per Brescia la Cina rappresenta un mercato di grande interesse: lo scorso anno, le aziende del territorio hanno fatto affari per un miliardo 176 milioni di euro, divisi tra i 709 milioni di import e i 467 milioni di euro di export verso oriente. L’Ufficio studi e ricerche dell’Associazione industriale bresciana ha realizzato un’elaborazione su dati Istat, che mostra il peso sempre maggiore dell’interscambio commerciale tra la Leonessa e il Dragone tra il 2013 e il 2018. Se le importazioni di prodotti cinesi in provincia di Brescia 2013 si attestavano a 481 milioni di euro, l’anno scorso sono salite a 709 milioni, in rialzo del 47,4 per cento. C’è stato anche un aumento di volume delle esportazioni, anche se più contenuto: si parlava di 344 milioni di euro sei anni fa, si è arrivati a 467 milioni lo scorso anno, con un incremento del 35,7 per cento. Le importazioni dei prodotti cinesi rappresentano il 7,2 per cento del totale delle importazioni bresciane, mentre l’export verso la Cina è una quota più residuale, rappresentando il 2,8 per cento. La crescita degli affari tra Brescia e la Cina è avvenuta anche in ragione di una sempre maggiore penetrazione delle industrie manifatturiere bresciane nel territorio del Dragone. Le imprese a marchio bresciano in Oriente, grazie soprattutto ad acquisizioni di aziende già presenti, sono una decina: una delle prime a superare la Muraglia è stata la fabbrica d’armi Beretta, con un accordo che risale al 2005, mentre tra le ultime partnership Brescia-Cina si segnala quella del gruppo Camozzi, diventata partner di Simest nel 2018. Le altre imprese bresciane presenti in Cina sono Cobo, Gefran, Gnutti, Ivars, La Leonessa, Officine meccaniche rezzatesi (che ha una vera e propria sede in Cina, con 440 dipendenti), Omav e Sabaf. Ma ci sono anche aziende manifatturiere bresciane a partecipazione cinese: tra queste, Evolut, Idra, Metech e Tavina. I rapporti di forza sono sbilanciati a favore della Cina. Lo si evince sia dai dati di Aib che da quelli dello studio di Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi in collaborazione con Promos Italia. Dei 44 miliardi di affari tra Italia e Cina, l’importazione vale ben 30 miliardi 780 milioni di euro, mentre l’export verso Oriente si ferma a 13 miliardi 169 milioni di euro. Import e export sono cresciuti di pari passo dal 2013 ad oggi, entrambi di circa il 33 per cento, cristallizzando una situazione che avvantaggia soprattutto le imprese cinesi. LA LOMBARDIA è al primo posto tra le regioni italiane per volume d’affari con la Cina (17,6 miliardi totali), seguita da Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte. Numeri che si spiegano con la massiccia presenza di imprese a capitale cinese in regione: secondo la «Fondazione Italia-Cina», la Lombardia ospita 214 imprese a capitale cinese, pari al 41,6 per cento del totale. La Lombardia guida anche la graduatoria relativa al numero di dipendenti (8357, il 32,1 per cento del totale), seguita da Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Liguria; queste cinque regioni pesano da sole per quasi l’85 per cento del totale. La provincia di Brescia, a livello nazionale, nel 2018, è decima per interscambio commerciale con la Cina ed è quinta in Lombardia, dopo Milano, Lodi, Bergamo e Monza e Brianza. I dati della Cdc di Milano mostrano come nel Bresciano, a livello di importazioni di prodotti cinesi, a pesare di più sono i macchinari e apparecchi nca, che valgono 164 milioni di euro, i prodotti tessili (73 milioni di euro), i prodotti chimici (42 milioni), le materie plastiche (81 milioni), i metalli di base e i prodotti in metallo (145 milioni). Nell’export verso la Cina la parte del leone la fanno i macchinari e gli apparecchi nca con 186 milioni di euro, seguiti dai mezzi di trasporto (96 milioni), dai metalli di base (quasi 60 milioni) e dai prodotti tessili, a oltre 27 milioni di euro. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Manuel Venturi
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