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13.11.2019

Tra gli adolescenti
più cancro
e ricoveri

Nei bambini e adolescenti bresciani lo studio Sentieri rileva una mortalità generale in eccesso rispetto all’atteso, e tra gli adolescenti un aumento di decessi per tumore
Nei bambini e adolescenti bresciani lo studio Sentieri rileva una mortalità generale in eccesso rispetto all’atteso, e tra gli adolescenti un aumento di decessi per tumore

Quando la Caffaro produceva Pcb non erano ancora nati, ma anche loro, le nuove generazioni di bresciani, si ritrovano oggi a fare le spese di quell’inquinamento. Il quinto rapporto Sentieri - programma di sorveglianza epidemiologica nei siti contaminati promosso dal Ministero della Salute, in cui è inserita Brescia per il sito Caffaro - dedica per la prima volta un focus specifico a bambini, adolescenti e giovani adulti. Nei bambini e adolescenti bresciani lo studio, riferito agli anni 2006-2013 - rileva una mortalità generale in eccesso rispetto all’atteso, e tra gli adolescenti un aumento di decessi per tumore. Cancro e malattie respiratorie rappresentano, per i giovanissimi, il conto ancora da saldare con il nostro passato industriale. In particolare il rapporto mette in luce un eccesso di tumori del sistema linfoemopoietico (leucemie, linfomi) nelle ragazze adolescenti, e un eccesso di ricoverati per leucemie, soprattutto linfoidi, nella fascia d’età 20-29 anni. SI FOCALIZZA l’attenzione anche sulle malattie respiratorie acute, che a Brescia causano un numero di ricoveri in eccesso tra gli adolescenti e i giovani adulti (non così per l’asma, che presenta invece un tasso di ricoveri in difetto nelle diverse età). «La presenza di un 20 per cento di bambini e adolescenti stranieri, che hanno una mortalità più elevata, può avere contribuito all’innalzamento di questo dato: si tratta comunque di un quadro che deve far riflettere, pur consapevoli che non tutti gli eccessi sono immediatamente attribuibili alla contaminazione ambientale», commenta Amerigo Zona dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha curato lo studio Sentieri presentato nella sede di Ats Brescia. Nel precedente rapporto del 2014 i dati di tutta la popolazione analizzati sostenevano l’ipotesi di un contributo del Pcb nell’insorgenza delle tre malattie – melanoma, linfoma non Hodgkin e tumore della mammella – per le quali c’è un’evidenza di correlazione con l’esposizione a policlorobifenili. I dati epidemiologici aggiornati nel quinto rapporto suggeriscono un’attenuazione del fenomeno, in parte attribuibile agli interventi messi in atto sul territorio, con l’interruzione del consumo di alimenti contaminati e una generale riduzione dei livelli ematici di Pcb nella popolazione di Brescia tra il 2003 e il 2013. C’è un miglioramento degli indicatori sulle tre tipologie oncologiche prese in esame, ad eccezione però del tumore della mammella, che riconferma un’incidenza in eccesso sia nelle donne che negli uomini, e di un eccesso di ospedalizzazione per il melanoma tra gli uomini. Rimangono inoltre elevati i numeri dei ricoveri per malattie respiratorie in entrambi i sessi (un valore che può aumentare con la vicinanza ad impianti chimici come la Caffaro). Non abbassare la guardia è la raccomandazione che arriva dallo studio, che invita a proseguire i controlli sulla catena alimentare e la sorveglianza epidemiologica. «Il sito Caffaro rimane un grosso problema – sottolinea il direttore generale di Ats Brescia, Claudio Sileo -. Per fortuna non sono emerse situazioni patologiche nuove, e i controlli continuano. L’impegno di Ats sarà quello di un monitoraggio puntuale per evitare l’apertura di ulteriori siti pericolosi, come le discariche, in un territorio come quello bresciano già molto saturo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Lisa Cesco
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