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18.10.2020

Tra i tavoli della movida ora monta la protesta «Così chiudiamo tutti»

I controlli ieri sera nella zona della movida brescianaLa sensazione tra i titolari dei bar del centro è che la situazione si faccia più cupa SERVIZIO FOTOLIVE
I controlli ieri sera nella zona della movida brescianaLa sensazione tra i titolari dei bar del centro è che la situazione si faccia più cupa SERVIZIO FOTOLIVE

Brescia rallenta, a malincuore, ma non si ferma. La serata di restrizioni per i locali consegna un centro storico caratterizzato dalla fitta presenza di luci blu delle volanti e dai frequenti presidi delle forze dell’ordine nei punti di ritrovo. Ma la gioventù bresciana, nel periodo più buio non molla: da piazzale Arnaldo a piazza Vescovado, passando per piazza Paolo VI fino ad arrivare al Carmine, i locali si fanno forza per servire fino a mezzanotte, l’ora massima consentita dal decreto, e vengono ripagati dalla fedeltà dei clienti che non vogliono rinunciare a questi scampoli di normalità. Doveva essere la nottata della manifestazione pacifica con la quale circa 150 ristoratori avrebbero palesato il loro disagio difronte al rischi di vedere nuovamente precipitare gli affari che lentamente avevano ripreso a girare. Tuttavia la scelta di seguire le procedure di autorizzazione richieste dalle istituzioni ha suggerito agli organizzatori di rimandare il tutto a giovedì sera, quando peraltro il Governo potrebbe avere impresso un nuovo giro di vite. SPIEGA Nicola Pasina, titolare di uno dei locali della movida più frequentati di piazzale Arnaldo, e portavoce del grido di aiuto del gruppo di baristi e ristoratori: «La chiusura a mezzanotte ci ha tagliato le gambe - afferma senza mezze misure Pasina, mentre con un occhio controlla le disposizioni dei tavoli, tutti pieni, del Belle Epoque -. La parentesi dalle 23 alle 3 di notte rappresenta il periodo più proficuo del nostro lavoro: per dare un’idea, venerdì, la prima serata di chiusura forzata a mezzanotte, ci è costata tra il 35 e il 38 per cento del fatturato». Dopo il divieto di servire bevande da asporto, il «coprifuoco» a mezzanotte costituisce dunque qualcosa che assomiglia molto ad una batosta per i locali in cui, nonostante tutto, fino alla fatidica ora i tavoli si riempiono e si svuotano con la velocità di sempre. A quanto pare, rispettare tutte le norme non è considerato abbastanza per fermare il contagio: «Le imposizioni riguardo all’igiene e agli assembramenti sono sacrosante - prosegue Pasina -, siamo noi a farcene carico con 12 buttafuori che piantonano piazzale Arnaldo e sorvegliano il rispetto delle regole. La chiusura anticipata però ammazza soprattutto la ristorazione: come si può serenamente trascorrere una serata con quel limite orario». ALLA MANIFESTAZIONE avrebbe partecipato anche Luciano, titolare del Caffè n°2, che, come altri, serve i clienti con lo stesso entusiasmo di sempre, ma col sorriso tirato di chi sente di dover reggere un peso più grande delle proprie possibilità: «Bisogna dare un segnale, far sentire la nostra voce. Così facendo, le attività moriranno, pur rispettando tutte le norme». La manifestazione, rimandata a giovedì, visto il divieto di organizzare cortei e sostare in piazza Loggia, avrà luogo in piazzale Arnaldo. Avrà un carattere pacificamente provocatorio: dopo l’idea iniziale di illuminare lo spazio con dei ceri, si è aggiunta quella di portare una bara, che simboleggerebbe in modo ancora più forte la morte delle attività del centro storico e non solo. Che cosa vorrebbero ottenere, nella pratica, i titolari di bar e ristoranti? Che il servizio, rispettando tutte le norme vigenti, possa andare avanti oltre la mezzanotte. C’è la consapevolezza che una seconda chiusura per molti locali sarebbe definitiva. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vincenzo Spinoso
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