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29.11.2020 Tags: Brescia

Trasporti, due turni
per gli ingressi
a scuola

Con la riapertura delle scuole si dovrà affrontare il problema bus
Con la riapertura delle scuole si dovrà affrontare il problema bus

Acquista punti l’ipotesi che il 7 gennaio gli studenti delle superiori tornino in classe. E prima che le scuole decidano il come, l’Agenzia del Tpl bresciana torna ad avvertire che ingresso unico e didattica in presenza per tutti sarà impossibile. I pullman extraurbani non sarebbero in grado di portare tutti, e sarebbe il caos. Ma torna ad avvertire anche Comune, Provincia e Regione, che sono i soci rappresentati nel Cda: «In assenza di impegni precisi per le risorse – ripete il presidente Claudio Bragaglio in un comunicato diffuso ieri – l’Agenzia è costretta a operare tagli di servizio corrispondenti ai mancati introiti, che si traducono nell’ordine di milioni di bus/chilometro». AL MOMENTO mancano 5 milioni dal Comune e 2,5 dalla Provincia. Il Piano per la scuola elaborato per il Tavolo prefettizio resterebbe sulla carta. Le scuole potrebbero pure aprire, ma gli studenti non ci arriverebbero mai. Con la capienza dei mezzi ridotta al 50 per cento, il Piano per il trasporto scolastico extraurbano prevede il doppio turno d’ingresso alle 8 e alle 10, insieme a un 50 per cento di didattica a distanza. E non c’è alternativa. «L’ingresso unico alle 8 e il 100 per cento di didattica in presenza non è assolutamente compatibile con la disponibilità di mezzi e autisti – sottolinea Bragaglio -. Neppure ricorrendo, come spesse volte si propone a sproposito, agli autobus degli operatori Ncc, che possono integrare per un 15 per cento al massimo dove occorressero potenziamenti, peraltro senza neppure considerare le risorse complessive necessarie». Il messaggio è indirizzato a tutti gli istituti superiori, compresi quelli cittadini, che sbaglierebbero a pensare che i loro studenti utilizzano il più flessibile Tpl urbano. «Ben 16 mila iscritti a licei e istituti tecnici cittadini abitano in provincia, per arrivare in città usano i pullman», ricorda Bragaglio. QUANTO ai soldi, l’Agenzia constata che risorse dal Governo per l’attività ordinaria di esercizio del Tpl non sono arrivate. Constata pure che delle «rilevanti» risorse arrivate agli enti locali (non meno di 120 milioni, Capoluogo escluso), «non un euro è arrivato al Tpl, quasi non si tenesse conto della necessaria corrispondenza tra il numero di studenti da trasportare e i limiti di capienza dei mezzi». Di conseguenza, «anche nell’ultima assemblea del 23 novembre abbiamo detto ai soci che le condizioni di attuabilità del Piano scolastico richiede come precondizione la conferma delle risorse finanziarie del 2020, necessarie a sostegno dell’intero Tpl, urbano, extraurbano e metro. A cui si aggiungono risorse ulteriori da quantificare tra 1,5 e 2 milioni per i potenziamenti dei servizi aggiuntivi svolti dagli Ncc». D’altro canto il Cda dell’Agenzia, che concluderà il suo mandato già in proroga grosso modo con l’ultima campanella, non ci pensa nemmeno a spendere tutto per i sei mesi di scuola scaricando i problemi su chi verrà. Comune, Provincia e Regione sono avvertiti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mimmo Varone
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