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28.10.2020 Tags: Brescia

Truffa ai danni dell’Europa Nei guai 52enne bresciano

Un frame tratto da un video, reso disponibile dai Carabinieri
Un frame tratto da un video, reso disponibile dai Carabinieri

C'è anche un bresciano di 52 anni tra le quarantotto persone coinvolte nella maxi inchiesta della procura di Bari che ieri mattina ha visto il Ros dei carabinieri eseguire 41 ordinanze cautelari in carcere e sette ai domiciliari. Associazione mafiosa, riciclaggio, sequestro di persona a scopo di estorsione, detenzione illegale di armi ed esplosivi, truffe per il conseguimento di erogazioni pubbliche e concorrenza illecita con minaccia o violenza i reati contestati a vario titolo agli indagati. Il bresciano, mediatore nelle trattative per mezzi agricoli, è accusato di concorso in truffa aggravata nei confronti dell’Europa. Avrebbe cambiato la data di una fattura per una macchina agricola di importo pari a 110mila euro, così da ottenere i fondi europei. A lui non viene contestata, come ricordano gli investigatori, alcuna aggravante mafiosa. L'operazione ha visto nel mirino degli inquirenti la batteria mafiosa dei Sinesi-Francavilla di Foggia. L'inchiesta ha anche accertato il coinvolgimento di alcuni funzionari della Regione Puglia e dell'Ufficio provinciale dell'Agricoltura di Foggia nell'ambito delle erogazioni dei finanziamenti europei per l'agricoltura, accertando frodi per oltre 13,5 milioni di euro. L'INDAGINE, così ricostruiscono gli inquirenti, ha preso il via dopo la cattura del latitante Francesco Russo in Romania e si è concentrata sul clan Sinesi-Francavilla, una delle organizzazioni mafiose egemoni in provincia di Foggia. Oltre ai reati classici dei clan, secondo gli investigatori, il gruppo criminale avrebbe riciclato i propri proventi illeciti all'estero oltre a truffare la Regione Puglia con la complicità dei tre dipendenti regionali e di un consulente finiti pure loro in carcere. «La proiezione internazionale ha evidenziato come la criminalità organizzata sia andata ancora una volta a dirigersi e posizionarsi in quei Paesi nei quali è minore la resistenza e più debole la legge, quindi abbiamo Bulgaria, Romania, Repubblica Ceca, laddove sono state sviluppate indagini grazie alla collaborazione che questi Paesi hanno dato» ha sottolineato il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho nel corso della conferenza stampa in cui a Bari sono stati illustrati i dettagli della maxi inchiesta. «Ancora una volta funzionari pubblici, quindi soggetti corrotti, anziché sviluppare quei compiti di controllo e vigilanza per i quali avrebbero dovuto ricoprire l’ufficio dell’ispettorato, hanno invece essi stessi dato sostegno per la consumazione delle frodi comunitari» ha concluso il procuratore nazionale. •

PA.CI.
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