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27.02.2020

Turismo, ipotesi
tracollo. Stop ai
lombardi in sauna

Quasi impossibile organizzare viaggi durante l’emergenza: bloccati a Mauritius i turisti veneti e lombardiDiventa arduo per i lombardi prenotare viaggi tra terme e piscine
Quasi impossibile organizzare viaggi durante l’emergenza: bloccati a Mauritius i turisti veneti e lombardiDiventa arduo per i lombardi prenotare viaggi tra terme e piscine

Una perdita di almeno una cinquantina di milioni solo sull’outcoming, ossia il turismo in uscita: gli italiani che decidono di andare a farsi un viaggio all’estero. La situazione viene definita drammatica dalle agenzie di viaggio. «Ci sono continui annullamenti, ci sono i Paesi che chiudono all’Italia. Vogliamo tutelare i nostri clienti che hanno pensato per tempo alle loro vacanze, è il nostro lavoro. Ma qui diventiamo matti. I tour operator non applicheranno le penali ma soltanto nella zona rossa, per il resto regna il caos. Le nostre assicurazioni contemplano il caso di malattia che impedisce la partenza, non la paura. Aspettiamo notizie da Roma, ma siamo pronti anche a una class action» fa sapere Gianbattista Merigo di Amerigo Viaggi che parla a nome di «Vacanze bresciane», gruppo spontaneo di agenzie che operano nel Nord Italia. «I NOSTRI TELEFONI sono rossi per le richieste dei clienti e anche di coloro che hanno preparato il loro pacchetto in proprio via internet e non sanno da che parte sbattere la testa», aggiunge. Una buona fetta di quei 50 milioni persi, almeno un terzo, viene dai viaggi scolastici vietati fino al 15 marzo. Quindici-venti milioni, tanto valgono solo nel Bresciano e questi soldi non si sa chi li deve tirare fuori. Il ministro Azzolina, nel decreto uscito ieri, dice che «è possibile esercitare il diritto di recesso come previsto dal codice del turismo» per tranquillizzare le famiglie e le scuole, ma non è così semplice. «I voli low cost, scelti per far spendere il meno possibile, non lo prevedono e noi abbiamo prenotato mesi fa. Con gli albergatori forse qualche trattativa si può fare. Non è così per aerei o treni. Ci sono fra noi colleghi con un business all’80% basato su gite, stage, gemellaggi, scambi. Non abbiamo più i soldi ricevuti in anticipo: già spesi per le prenotazioni. Come facciamo a rimborsare se non veniamo rimborsati?» rincara Merigo. «Non ci vogliono. Le nostre stesse regioni, anche se non ufficialmente, ci invitano a stare a casa. Gli albergatori non desiderano nelle piscine e nelle saune un lombardo, nelle terme nemmeno» dice Rinaldo Sbaraini, presidente di Travelsia. «Sì, esiste la norma del rimborso entro 14 giorni dalla richiesta però si deve valutare lo specifico caso. Le nostre assicurazioni considerano l’impossibilità sopravvenuta di accoglienza del punto di arrivo non di quello di partenza» aggiunge il numero uno di Travelsia che di tour studenteschi ne ha già dovuti affondare una ventina. Si era parlato di un fondo nazionale ma potrebbe riguardare solo l’area del focolaio: pare poi debba interessare le realtà fino a 400mila euro di fatturato. «Cercheremo di fare il possibile visto che siamo seri e conosciuti ma ci siamo trovati dentro una guerra non dichiarata» conclude Sbaraini. •

Magda Biglia
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