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16.10.2020 Tags: Brescia

«Turismo, rischio
apocalisse
per il 2020»

Ponte di Legno prepara il 31 dicembre sperando che i contagi calino
Ponte di Legno prepara il 31 dicembre sperando che i contagi calino

Dopo un’estate breve e con turisti in drastico calo, gli albergatori bresciani tremano all’idea dell’inverno. «Le voci di un lockdown natalizio prospettano una situazione invernale apocalittica – dichiara il presidente bresciano di Federalberghi Paolo Rossi -. La voglia di muoversi c’è, lo dimostra il tutto esaurito già registrato per Capodanno a Ponte di Legno, ma se i contagi aumentassero cosa ne sarà di queste prenotazioni?». Incognita sulle settimane bianche, soprattutto per chi arriva da lontano e non si azzarda a prenotare viaggi complessi. Lo stop alle gite mette ko il turismo scolastico. Nemmeno la Mille Miglia versione Covid, seppur sia un bel segno di speranza, alza il morale: se va bene si arriverà al 30% del giro d’affari dello scorso anno, con partecipanti quasi tutti italiani e locali. Americani, sudamericani e inglesi non pervenuti. «I turisti hanno iniziato a spostarsi a luglio, e in generale il fatturato ha subito cali di oltre la metà sul 2019 - ricorda ancora Rossi -. Due mesi e mezzo di lavoro contro i soliti 8». Sul Garda, contrariamente alle aspettative, meno italiani: ha invece risposto bene la clientela tedesca e mitteleuropea. Determinanti, rimarca il vicepresidente Alessandro Fantini, gli spostamenti con mezzi propri, su cui puntare con una promozione dedicata nei mesi a venire. Meglio, ma sempre e solo nel periodo centrale dell’estate, la montagna e l’appeal dei suoi spazi aperti ampi e naturali. Monti sui quali si punta tutto per l’inverno, ma su cui grava il clima di incertezza, così come avviene per il capoluogo, che prima della pandemia iniziava a registrare numeri degni di una città turistica. La prospettiva è definita dagli stessi operatori «drammatica»: «La città viveva di un 60% di turismo d’affari, di cui la parte di stranieri è scomparsa. Lo smart working degli italiani, poi, ha abbassato drasticamente gli spostamenti. Anche il turismo da weekend si sta fermando, con un calo del 70%» sottolinea Fantini. E da qui a primavera? «Se ci fosse un nuovo lockdown e se perdurasse la scarsità di aiuti statali e locali, un settore strategico come il nostro rischierebbe di non rialzarsi e le ricadute sugli altri comparti sarebbero inevitabili. I turisti che mancheranno nei ristoranti non consumeranno prodotti enogastronomici, servizi e beni nei negozi». La maggior preoccupazione è l’occupazione: «Parte della cassa integrazione non è ancora arrivata - ricorda Fantini -. I nostri collaboratori non ha risorse con cui vivere. I datori non sono riusciti ad anticipare lo stipendio per più di due mesi, anche per mancanza di aiuto bancario» GLI ALBERGATORI lamentano scarsa sensibilità da parte dei comuni: «A ristoranti e bar è stata data la possibilità di ampliare il plateatico per aumentare l’ospitalità, ma noi, su che spazi aggiuntivi possiamo contare? – chiede Fantini -. E il Fondo sostieni Brescia per il rimborso Tari riguarda solo chi ha chiuso, ma chi tiene duro deve pagare nonostante la spazzatura sia diminuita». Qualcosa dal governo centrale si muove, come il taglio dell’Imu, ma rimangono molti nervi scoperti, come i vari crediti d’imposta limitati ad alcune tipologie di rapporti fra proprietà e gestore. Rimane la soddisfazione che gli hotel siano stati percepiti come sicuri. «Ma quanto ci è costato? – ha chiesto Rossi -. Pensiamo a tutti gli adeguamenti per garantire la sicurezza, come lo stop al self service o la sanificazione continua, che ci ha portato a impiegare più personale facendo comunque numeri minori. Per fortuna c’è stata grande generosità da parte dei nostri collaboratori, che si sono prestati senza remore». •

Michela Bono
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