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26.03.2019

Uccisi dalla moto:
otto anni
di carcere

La scena straziante dopo l’investimento con i corpi di Mauro Rossi e Annina Breggia sull’asfalto FOTOLIVE
La scena straziante dopo l’investimento con i corpi di Mauro Rossi e Annina Breggia sull’asfalto FOTOLIVE

A sette mesi e dieci giorni di distanza dal quel drammatico 15 agosto, quando Michelangiolo Dusi travolse e uccise con la sua moto due pedoni in via Lamarmora - Annina Breggia e il figlio Mauro Rossi -, per il 48enne è arrivata la condanna: 8 anni di carcere. Questa la pena decisa dal giudice per le udienze preliminari, Alessandra Di Fazio, al termine del processo celebrato con rito abbreviato. La procura di Brescia, lo scorso 14 marzo, aveva chiesto la pena a dieci anni. La sentenza, ieri mattina, è stata letta alla presenza di Dusi (in aula anche nelle precedenti udienze). «Se l'aspettava - ha riferito il difensore Ennio Buffoli, parlando del suo assistito -. Rimango sempre della mia idea: è una pena incostituzionale» ha aggiunto l'avvocato, commentando la sentenza per il reato di duplice omicidio colposo. Per il legale, che nella precedente udienza aveva chiesto l'attenuante del concorso di colpa (non concessa), la sentenza «non è proporzionata, non ha alcuna finalità rieducativa e non è in linea con la Costituzione». «La responsabilità non è in discussione» aveva già avuto modo di spiegare: «Per il nostro consulente però le due vittime non stavano attraversando sulle strisce pedonali. Se così fosse stato i loro corpi, vista la violenza dell’impatto, avrebbero dovuto stare a diversi metri di distanza da dove sono stati recuperati». Ma per il gup, ha aggiunto il legale, probabilmente «è stato sufficiente quello che ha scritto il consulente del pubblico ministero».

ERA IL TARDO pomeriggio di Ferragosto quando Michelangiolo Dusi ha travolto e ucciso Annina Breggia, 93 anni, e il figlio Mauro Rossi di 65 anni. Le due vittime stavano attraversando via Lamarmora per raggiungere casa dopo un pomeriggio in famiglia. La Bmw 1200, condotta dal 48enne, è piombata su di loro a circa 130 chilometri orari uccidendo sul colpo il 65enne e lasciando in agonia l'anziana madre, deceduta qualche ora dopo. Un impatto violento che aveva scaraventato a terra anche il motociclista con inevitabile conseguenze: ricoverato con una frattura al braccio sinistro, Michelangiolo Dusi aveva dovuto subire un'operazione. Sottoposto ad accertamenti, il motociclista era risultato positivo ad alcol e droga. Nel primo caso il test aveva restituito un valore di 2.05 grammi per litro, ben quattro volte oltre il limite consentito per legge. Nel secondo era risultato positivo ai cannabinoidi, ma i riscontri avevano stabilito che l'assunzione non era avvenuta nelle ore immediatamente precedenti l'investimento. «Non ricordo nulla dell’incidente - aveva detto Dusi quando nei giorni successivi era stato ascoltato nell’udienza di convalida dell’arresto - Ho trascorso la giornata di Ferragosto con gli amici e poi sono ritornato verso casa. Di quell’impatto non ricordo niente». Per Dusi, dipendente della Provincia di Brescia, era scattata la sospensione dal lavoro. Il Riesame gli aveva concesso i domiciliari, una volta dimesso dall'ospedale, annullando il trasferimento in carcere disposto dal pubblico ministero. Tra 90 giorni si conosceranno le motivazioni della sentenza. Il legale annuncia ricorso in appello.

Paola Buizza
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