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25.06.2019

Ultimo scoglio passato, ora gli studenti pensano più al lavoro o all’università

Una commissione degli istituti professionali   davanti a una studentessa all’ultimo giorno d’esameHeaven RagnoliGemma PasoliniLuca ZottarelAlice MaccarinelliAndrea AssoniClaudia Maccarrone
Una commissione degli istituti professionali davanti a una studentessa all’ultimo giorno d’esameHeaven RagnoliGemma PasoliniLuca ZottarelAlice MaccarinelliAndrea AssoniClaudia Maccarrone

Le buste erano lì pronte, spauracchio ansiogeno. I primi a sceglierle erano preoccupati, i compagni si sono presentati in parecchi per solidarietà e per capire da vicino di che cosa si trattava. Ieri si è consumato l’avvio degli orali riformati del nuovo esame di Stato, ma non in tutte le scuole e non per tutte le commissioni di un istituto. I ragazzi, e forse un po’ anche gli insegnanti, si sentivano i precursori. La novità principale targata 2019 erano appunto i tre temuti plichi fra cui indicarne uno, contenenti l’argomento da cui cominciare a parlare facendo poi collegamenti con le varie discipline. E sono stati quei legami, talvolta forzati, a far sudare un po’ gli studenti e le studentesse alle prese con la maturità, anche se alla fine tutto si è svolto senza patemi, come l’anno scorso, come ogni anno. CHI ARRIVA SIN LÌ, in un modo o nell’altro alla fine ce la fa, supera il primo vero scoglio esistenziale, sorta di iniziazione moderna. E un bel respiro di sollievo ha chiuso la mattinata. Non è stato difficile per Luca Zottarel dell’Iis Pastori cominciare a disquisire sul vitigno biologico. «Solo con l’inglese ho fatto fatica. Ho studiato e le materie di quinta le conoscevo a menadito». Luca racconta della sua carriera scolastica: «All’inizio ero un disastro, poi è piombato il giudizio sospeso da recuperare in estate e ho capito, sono maturato». Tanto che adesso gli piacerebbe continuare all’università con «Scienze dell’alimentazione». Però «ci penserò fra un anno, ora faccio la patente, cerco un lavoro per mettere qualche soldo da parte, siamo in cinque in famiglia». Apprezza la scuola frequentata, «che tuttavia andrebbe innovata, con più momenti di pratica». Allo studente è piaciuta soprattutto la fase dell’alternanza - di cui ha riferito nel corso dell’esame - in un’azienda e in Coldiretti al suo paese, Borgosatollo. «Impari a stare con le persone, capisci che il tuo contributo è per tutti» il suo commento. Il discorso interdisciplinare è stato in salita anche per Gemma Pasolini, che si è trovata i Patti Nato. «Comunque è fatta. Adesso mi sento preparata e tenterò Veterinaria, sperando di riuscire. Ci sono tredici facoltà per 60mila domande e io vorrei tanto non finire lontano per questioni economiche». Guarda invece alla facoltà di Medicina Heaven Ragnoli: «Ero incerta sul futuro- dice- poi due esperienze mi hanno fortemente motivata. Ho fatto clownterapia con il mio gruppo di danza e, per l’alternanza, pet terapy in un centro cinofilo. Ho compreso che voglio prendermi cura dei malati. Mi auguro tanto di passare il test». Al professionale Sraffa le classi si sono riunite con i primi chiamati. «Mi fa già male la testa all’idea di quella busta- sospira Claudia Maccarrone durante l’attesa-, però ho visto che gli insegnanti ti mettono a tuo agio». Pure a lei l’alternanza scuola-lavoro ha suggerito la prospettiva. «Ho provato un nido e una rsa, e mi sono scoperta più adatta a seguire i neonati. È stato un periodo bello e importante» afferma. Se l’è cavata benissimo con la sua scelta Alice Maccarinelli del corso socio-sanitario. «Era una frase sull’autismo e da lì sono partita. Certo i cambiamenti destabilizzano, eravamo un po’ delle cavie, comunque non ci sono stati particolari ostacoli». Un buon orale è andato ad aggiungersi ai 73 crediti già intascati, il finale dovrebbe proprio essere buono. Ma non smetterà di studiare, anche lei aspirante medico. Ayesha Kabeer quasi quasi non lasciava parlare i prof. Contenta dell’esame, contenta della scuola e dei suoi cinque anni. «Mi rattrista avere finito. Qui ho appreso che nella vita lo studio serve, per capire, per prendere decisioni che richiedono conoscenza». Anche Ayesha è attirata da Medicina, ma ritiene che sei anni siano tanti. «Per adesso mi iscriverò alla triennale per Infermiere, poi se ci saranno il tempo e i soldi andrò avanti fino a Geriatria» sottolinea. NON SEMPRE i percorsi hanno le condizioni per dipanarsi lineari. Ne sa qualcosa Andrea Assoni. Prima si è preso un titolo professionale alberghiero e per due anni ha lavorato, come cameriere e come operaio. Poi si è messo in mente che voleva un diploma: ha seguito per un anno il serale del socio-sanitario, indi si è messo nei banchi della quinta e ora l’esame. «Ero in una classe tutta di ragazze e più giovani, che mi hanno aiutato, come pure i docenti, perché per me non è stato semplice». Ora sogna un’occupazione in ambito sociale «e magari, se mi è possibile, mi iscrivo contemporaneamente all’università». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Magda Biglia
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