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08.12.2012

Ultras a Verona da tutta Italia e dalla Francia per gridare «Forza Paolo»

L'aula del Tribunale di Verona gremita di ultras, oltre che di avvocati
L'aula del Tribunale di Verona gremita di ultras, oltre che di avvocati

Otto ore in piedi: quattro volte il tempo di una partita di calcio che per loro, i tifosi del gruppo Brescia 1911, rappresentano la partita più importante. Quella che giocano da sette anni abbondanti, quella che vogliono possa dare giustizia a Paolo Scaroni, picchiato in stazione a Verona nel settembre 2005 dopo una partita terminata 0 a 0 proprio contro il Verona. IERI, per l'udienza che vedeva interrogati sette degli otto poliziotti imputati delle lesioni al giovane tifoso del Brescia, gli ultras biancazzurri hanno voluto essere presenti proprio a pochi metri dai poliziotti, nella stessa aula di tribunale dove Paolo conta di vincere la «sua» partita. L'avventura dei tifosi del Brescia è partita proprio dalla stazione cittadina attorno alle 7.30: destinazione, appunto, Verona. Sul binario 1, dove Paolo fu trovato riverso a terra, i tifosi hanno esposto cartelli, striscioni, intonato cori tra gli sguardi stupiti e divertiti dei pendolari scaligeri. Lì, accanto ai bresciani sono comparsi altri tifosi: cinque ragazzi da Saint Etienne che hanno raggiunto Verona in macchina dopo un viaggio infinito, ma anche rappresentanti di Atalanta, Milan, Cesena e Udinese. Tutti insieme hanno lasciato la stazione, Paolo in testa al gruppo, per raggiungere il tribunale. Un chilometro abbondante, qualche coro, alcune speranze e aspettative di quello che sarebbe accaduto dopo. DAI CARTELLI agli striscioni il passo è stato breve: all'ingresso del tribunale, via dello Zappatore, la richiesta di giustizia è stata fatta vedere a tutti. Scherzo del destino, per entrare a palazzo di giustizia, gli ultras sono passati da una grande porta a vetri: le altre persone, invece, hanno dovuto utilizzare i tornelli, consuetudine mal sopportata da chi dello stadio ha fatto una seconda casa. IL TEMPO di una sigaretta e tutti sono ad ascoltare l'udienza: quattro ore interrotte solamente dall'allarme antincendio, partito per sbaglio e disinnescato, in assenza del personale dedicato, da un tifoso elettricista di professione. Passano i poliziotti, le loro parole affondano nei ricordi, aprono ferite, generano mugugni strozzati in gola dall'obbligo di fare silenzio. Insieme agli ultras sono presenti anche il vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi e l'assessore allo sport della Provincia Fabio Mandelli: segno del fatto che la vicenda di Paolo Scaroni coinvolge tutta Brescia, ad ogni livello. Quando il collegio dei giudici chiama la pausa, qualcuno tira fuori i panini, la maggior parte vanno al bar: negli espositori non resta nulla, un ragazzo di Brescia dice alla barista: «Oggi hai fatto affari d'oro». Lei allora gli offre il caffè. Sabato scorso, giorno di Brescia-Verona, gli animi erano molto diversi. RIPRENDE L'UDIENZA, la richiesta del pm sembra soddisfare. Poi tocca agli avvocati, un centinaio di tifosi rimasti in aula ascoltano: tutto, anche quando Mara Rosciani, avvocato marchigiano difensore dei sette poliziotti rinviato a giudizio, dice che i suoi assistiti hanno sofferto molto per le accuse subite. A questo punto Paolo non si tiene, «Quello che ho sofferto io invece?». Parole che sono un segnale: tutti i tifosi lasciano l'aula per rientrare solo quando l'avvocato Rosciani ha smesso di parlare. Fuori nevica, poi è tempo di tornare a casa. Il 18 gennaio sarà il giorno della sentenza: sette anni e mezzo dopo, Paolo Scaroni potrebbe avere giustizia in tribunale per quanto gli è accaduto in stazione. Con lui ci saranno tutti quelli che c'erano ieri: e forse anche qualcuno in più. D. BO. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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