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20.10.2019

Un «giallo» lungo più di 6 anni che non ha mai restituito i corpi

I Foresti e i Missoni prima dell’imbarco sull’aereo della tragediaHugo  Marino sul ponte di comando durante le ricerche dell’aereo
I Foresti e i Missoni prima dell’imbarco sull’aereo della tragediaHugo Marino sul ponte di comando durante le ricerche dell’aereo

Cento metri di acqua. Un muro inaccessibile e buio poche miglia a nord da Los Roques, dove gli abissi inghiottono il turchese dei Caraibi. Lì, in un fazzoletto d'acqua largo qualche miglia, è finito il mistero dell'aereo scomparso il 4 gennaio 2013 al largo dell'arcipelago di Los Roques. Il relitto del bimotore con a bordo Vittorio Missoni, la moglie Maurizia, la coppia di amici bresciani, Elda Scalvenzi e il marito Guido Foresti, oltre ai due piloti venezuelani, è stato individuato il 19 giugno di sei anni fa dalla nave oceanografica che, la scorsa settimana, aveva ritrovato anche l'altro aereo fantasma, scomparso nel 2008. Il bimotore sul quale viaggiavano Missoni - figlio maggiore dello stilista Ottavio - gli altri tre italiani, il pilota Josè Marchan e il copilota Juan Carlos Ferrer, è stato trovato dopo cinque giorni di ricerche dalla nave oceanografica americana «Sea Scout» che per giorni ha scandagliato l'area a seguito di un accordo bilaterale firmato tra il Venezuela e l'Italia. L'aereo localizzato si trovava in un punto molto diverso da quello scomparso nel 2008: il primo a nord del «cayo Carenero», uno degli isolotti di Los Roques, il secondo invece a sud dell'arcipelago. Erano diverse anche le rotte (il primo andava da Roques a Caracas, il secondo sulla tratta opposta) e soprattutto - sottolineano i tecnici - la profondità. L'ISLANDER di Missoni e Foresti era infatti adagiato a 76 metri di profondità «spezzato in più punti», mentre il velivolo perso nel 2008 si trovava a quasi mille metri di profondità. A rendere possibile il riconoscimento senza equivoci dell'aereo di Missoni è stato il numero di matricola, leggibile malgrado le pessime condizioni dell'apparecchio. Per le feste di fine anno, Vittorio Missoni aveva scelto di passare qualche giorno di riposo con Maurizia Castiglioni, Elda Scalvenzi e del marito Guido Foresti. Alle 12.39 (ora locale) di quel venerdì 4 gennaio i due piloti venezuelani del bimotore decollato pochi istanti prima da Los Roques sono entrati in contatto con la torre di controllo di Maiqueta, l'aeroporto di Caracas, segnalando solo che tutto era normale. Poi il silenzio più assoluto, nessuna traccia, nè pista concreta. I 19 reperti biologici portati a galla da una squadra di sommozzatori hanno consentito di identificare soltanto tre delle vittime, i due piloti e Maurizia Castiglioni. Degli altri non si è saputo più nulla anche per difficoltà ad interagire con le autorità venezuelane. Una incertezza sulla sorte dei Foresti- non sono state restituite le ossa per sottoporle all’esame del Dna - che non aiuta a rimarginare una ferita tanto profonda. © RIPRODUZIONE RISERVATA

GIU.S.
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