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20.06.2019

«Una prova fattibile, temi interessanti»

Diego BrescianiLuca ApostuFilippo ZambelliAndrea Puliero
Diego BrescianiLuca ApostuFilippo ZambelliAndrea Puliero

Sono usciti tardi, più del solito. Le tracce dello scritto di italiano, primo scoglio della maturità 2019, non erano molto difficili ma le nuove modalità hanno preoccupato gli studenti e ci hanno pensato su parecchio, anche se, come ogni anno, pochissimi hanno sfruttato le sei ore a disposizione. I gruppetti all’Abba Ballini si sono visti fuori verso le 13, quattro ore dopo l’avvio alle 9 circa. IL PRIMO a varcare il cancello è stato Diego Bresciani che si è subito dichiarato «davvero stanco». Eppure la prova «era fattibile» ed era convinto di avere argomentato bene sui cambiamenti indotti dalla tecnologia. Secondo lui l’esame riformato è più semplice, con due soli scritti. «Però con la diversa distribuzione dei punteggi, 40 di credito scolastico e 60 per le prove, per i bravi sarà arduo raggiungere la lode e per i meno bravi c’è poca speranza di rifarsi in extremis». All’orale non sa bene come muoversi per l’alternanza avendo fatto esperienze diverse, «e un po’ pasticciate». Al contrario il suo compagno Paolo Ferretti è stato soddisfatto delle ore trascorse alla Poliambulanza e in uno studio di commercialista «che mi ha pure pagato». Dell’orale non gli piace la scelta della busta «che introduce troppa casualità». Però pure lui ritiene semplificata la nuova formula con l’eliminazione dell’odiato quizzone. Del suo tema di italiano è contento, ha trattato di mafia, insistendo su quelli che a suo dire, sono i due freni principali alla battaglia dello Stato: «L’omertà della gente e la corruzione nelle istituzioni». «Ritengo che le forze dell’ordine dovrebbero dare maggiore sicurezza ai cittadini per incoraggiarli a parlare, soprattutto al Sud dove la criminalità organizzata è più potente» aggiunge. Altro compagno, Luca Apostu, giocatore di calcio, ha scelto la proposta che abbinava sport e storia: «Mi ha permesso di spaziare in vari ambiti». Luca sta decidendo se proseguire gli studi, sempre nell’indirizzo economico. «È quello giusto, che mi piace, ho fatto la scelta perfetta» commenta. C’è anche chi prima ha lasciato la scuola perché si era stufato e preferiva cercarsi un’occupazione, ma poi si è reso conto che un diploma era meglio prenderlo. È quanto accaduto a Filippo Zambelli e Andrea Puliero dell’Iis Castelli che riferiscono di «una bella fatica a lavorare e studiare, frequentando le serali, però con una bella soddisfazione finale, se tutto andrà per il meglio». «Ho scritto che il progresso tecnologico è buona cosa ma l’uso dipende dalla coscienza dell’uomo, cosa che finora nella storia non è quasi mai andata per il verso giusto» riferisce Filippo. •

Magda Biglia
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