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25.05.2020 Tags: Brescia

«Una tragedia
indelebile. Ma ora
siamo più uniti»

Don Mori celebra a San Polo la prima messa festiva della «fase due»
Don Mori celebra a San Polo la prima messa festiva della «fase due»

Ha simboleggiato la forza di chi ha lottato contro il virus, la vicinanza alle famiglie colpite dal dolore, la solidarietà verso quanti hanno dedicato tempo ed energie all’assistenza dei malati. Ha espresso lo spirito tenace di una comunità che si è piegata senza mai spezzarsi. Annodata a inizio pandemia al ramo di un ulivo, la bandiera con i colori biancazzurri della Leonessa ha sventolato per oltre due mesi accanto al tricolore italiano davanti al sagrato della chiesa della Conversione di San Paolo, a San Polo: collocata su iniziativa del parroco don Marco Mori, ha incarnato i valori di una città che non ha mai ceduto alla rassegnazione, che ha coltivato la solidarietà anche nei momenti più bui. IERI MATTINA, in concomitanza con la prima domenica di riapertura al pubblico delle funzioni liturgiche, il drappo con i colori municipali è stato slegato per essere donato al sindaco Emilio Del Bono: un gesto di amicizia tra autorità religiose e civili che ha celebrato il superamento della fase emergenziale, i primi passi mossi verso una stagione di rinascita collettiva. La bandiera è stata presa in consegna da un gruppo di giovanissimi volontari parrocchiali - in servizio per garantire il rigoroso rispetto delle norme anti-contagio- , i quali l’hanno portata in processione dentro la chiesa e adagiata sulla scalinata ai piedi dell’altare. Tra una cinquantina di fedeli accomodati tra i banchi in attesa della messa, la breve cerimonia è proseguita con le parole di ringraziamento del primo cittadino. «Ci stiamo fortunatamente lasciando alle spalle i giorni del dolore e della sofferenza, ma questa tragica esperienza rimarrà scolpita nella nostra memoria e costituirà un patrimonio indelebile: per ricordarci che, mai come in questo periodo, abbiamo capito l’importanza dell’essere comunità. Una comunità in cui ciascuno ha donato qualcosa di sé per gli altri: con la preghiera, con atti concreti, dedicando ore al volontariato, mettendo a disposizione le proprie competenze professionali o scientifiche. Senza dimenticare i tanti che hanno sempre lavorato per curare i malati, tenere pulita la città, mantenere l’ordine pubblico». Del Bono ha infine messo l’accento sulla capacità dei bresciani di reagire con compostezza e dignità alle prove più dure. Il riferimento ai “doni” emersi come raggio di luce nell’oscurità della tragedia, che non dovranno andare in alcun modo dispersi, è stato ribadito da don Mori nel corso dell’omelia. «In queste settimane abbiamo sentito profondamente la mancanza degli altri e siamo diventati più consapevoli del fatto che da soli non si può andare da nessuna parte: guai perciò a dividersi proprio nel momento in cui si è compreso che insieme i problemi si affrontano meglio». Dopo aver ricordato le 22 croci che hanno segnato la vita parrocchiale, il sacerdote ha esortato i presenti a non commettere gli stessi errori del passato, a trarre insegnamento dall’esperienza. «Non si può ritornare a correre come dei forsennati, bisogna riempire la vita dei nuovi significati. E bisogna affiancare al lutto il dovere di rispondere alla fame di gioia dei nostri ragazzi». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Davide Vitacca
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