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12.05.2017

UnibsDays,
con Severino il
mondo migliore

Dio è morto, Marx pure e anche le matricole del 2020 non si sentono molto bene. Severino ci vede lontano un chilometro e infatti ieri ha scoperto le carte fin dal prologo, svelando il trabocchetto insito nel titolo apparentemente innocuo e rassicurante, esotico quasi, sotteso alla sua lectio magistralis, che inaugurava la quarta edizione degli UnibsDays nell’aura sontuosa del Ridotto del Teatro Grande. «In cammino verso un mondo migliore»: magari… solo una beata illusione! E infatti appunta: «Metterei il titolo tra virgolette, perché così sembra una passeggiata, mentre in realtà qua si parla più di andare in alta montagna». Meglio riformulare dunque: «In cammino verso un mondo migliore?».

Uno, nessuno e centomila punti di domanda. Occhio e croce quelli che il filosofo bresciano - quasi novanta primavere portate con slancio – ha sollevato durante l’ora abbondante del suo intervento, preceduto dai saluti di rito del Magnifico Rettore Maurizio Tira e del professor Giovanni Turelli, che oltre ad introdurre l’ospite hanno inaugurato ufficialmente la quarta edizione del tradizionale appuntamento con cui l'Università degli Studi di Brescia si presenta alla città, fra orientamento, incontri e laboratori. In apertura cameo anche per Gustavo Cioppa, sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia, il quale ha sottolineato come «la vocazione a innovare e a puntare sulla ricerca quale motore dello sviluppo è ormai consolidata in Lombardia. Una Regione – ha aggiunto – che da tempo investe risorse e impegno per far crescere l’alleanza tra il mondo produttivo e quello della ricerca: progetti e idee che diventano servizi a beneficio dei cittadini, grazie al coinvolgimento delle nostre eccellenti Università».

SBRIGATI i convenevoli, Severino è ripartito dal punto a cui l’avevamo lasciato. Ovvero dal quel presunto mondo migliore, più immaginifico che reale, attorno a cui volteggiano come avvoltoi sulle carogne del progresso i grandi temi degli ultimi decenni: l’investimento spropositato di capitale, l’ aumento demografico, le risorse naturali irreversibilmente consumate e compromesse. Concetti riassumibili come «limiti dello sviluppo», di fronte ai quali l’approccio cognitivo si sdoppia: drammatico e catastrofista o possibilista e futuribile.

Tirando in ballo i mai sopiti fantasmi della guerra fredda, l’equilibrio precario fra super potenze, l’eterna dicotomia Stati Uniti-Russia: un «duumvirato» («parola che pronunciai una volta durante una conferenza e che piacque molto ad Andreotti») i cui lamenti risuonano strazianti anche nel mondo d’oggi.

«Un mondo – osserva Severino - in cui continuano ad essere i due unici luoghi capaci di eliminare ogni nemico, benché siano meno visibili»; un mondo in cui il terrorismo è «tremendo per chi lo patisce ma ancora profondamente artigianale, nel senso che non scuote minimamente la struttura del grande Satana occidentale»; un mondo dove a dominare è l’altro aspetto nevralgico più volte invocato dal filosofo: la tecnica. Il potenziale tecnologico. La scienza che poi secondo Severino altro non è se non «un’ elaborazione di tecniche per raggiungere in modo ottimale certi scopi».

CHE LA TECNICA può soddisfare, laddove le altre forze falliscono perché nell’era moderna «la verità è finita».

Ancora, categorico: «I valori del passato non sono più al centro dell'uomo. L’Europa è avanti a tutti gli altri agglomerati urbani ma soprattutto è avanti nella scoperta di questa grande tragedia che è la morte di Dio… ed è proprio lì che il paradiso della tecnica s’impone: s’impone perché la filosofia dice che non esiste più una realtà immutabile».

Basta risposte vogliamo domande: «Perché la tecnica allora non risolve i problemi del benessere?». «In altre parole - conclude Severino - dove la felicità è massima manca la verità della felicità. E allora il paradiso si trasforma in inferno. Questo rimarrà il grande problema da affrontare. E questo sarà il punto di partenza per il ripensamento di un’epoca nuova. Amen».

Elia Zupelli
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