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18.08.2019

Uomini, ferite e coraggio La lunga storia di Brescia è qui incisa nella pietra

26 aprile 1945:  il ricordo della Liberazione a Brescia31 marzo 1849: le X Giornate simbolo del RisorgimentoIn Corso Palestro il ricordo dello storico e bibliotecario bresciano
26 aprile 1945: il ricordo della Liberazione a Brescia31 marzo 1849: le X Giornate simbolo del RisorgimentoIn Corso Palestro il ricordo dello storico e bibliotecario bresciano

Se si alzano gli occhi da terra, o dal telefonino, camminando per le vie della città, si può leggere una grande e ricca storia, unica e speciale, scritta sui muri e incisa nella pietra: la storia di Brescia, una storia resa eterna da mani sapienti su decine di iscrizioni e targhe commemorative dedicate a fatti storici o a persone, in italiano ma anche in latino, situate prevalentemente ma non esclusivamente nel centro storico. Decine e decine di iscrizioni: e il viaggio può partire dal luogo simbolo della città, ovvero piazza Loggia dove se ne trovano diverse, antiche e meno antiche, singole o collettive, in memoria di episodi della storia, principalmente risorgimentale e partigiana, oltre ovviamente alla stele in onore alle vittime della strage fascista del 28 maggio 1974. I caduti durante il Risorgimento sono elencati, in ordine alfabetico, in una serie di grandi lapidi poste nei lati interni delle colonne di palazzo Loggia; sul lato di una colonna che guarda verso i Màcc de le ure, c’è tuttavia un’iscrizione singola, un po’ annerita dal tempo, che esula dal contesto risorgimentale e che ricorda Camillo Brozzoni, nobile, collezionista d’arte e benefattore ottocentesco. Sempre dando le spalle all’ingresso del municipio, nell’angolo sulla sinistra, si scorge il ricordo del partigiano delle brigate Garibaldi Pietro Romano, assassinato in quel luogo il 29 aprile del 1945. A pochissima distanza, in largo Formentone, vi è la targa intitolata ad Arnaldo Dall’Angelo, Guglielmo Perinelli e Rolando Pezzagno, i «primi caduti per la libertà, barbaramente assassinati dai fascisti nella notte del 13 novembre 1943». IN PIAZZETTA Tito Speri invece si commemorano episodi e personaggi risorgimentali e resistenti, ma non solo. In una targa si legge infatti: «Nel 1512 e nel 1849 da questa piazza fumante di strage i bresciani respinsero più volte il feroce nemico irrompente dal Castello a sterminio della città». La prima data rimanda all’occupazione e al saccheggio di Brescia da parte del dal condottiero francese Gastone di Foix-Nemours, mentre la seconda le X Giornate. Meno visibile la lapide che riguarda la Resistenza, poiché posizionata nel primo strato di strada che sale al Castello da piazza Tito Speri: qui si scorge l’iscrizione in ricordo del 26 Aprile 1945 quando «si radunò, non più clandestino, il Comitato di liberazione nazionale per la città e la provincia di Brescia». Marmi in memoria di partigiani si trovano anche al di fuori del centro città: nella strada che da non molti anni è dedicata al partigiano Franco Passarella (il primo tratto di via Sant’Eustacchio) è stata affissa una targa su quella che fu la casa del giovane. La lapide è stata corretta. In un primo momento la sua morte era stata attribuita ai fascisti. E sulla lapide sino a non molti anni fa la sua uccisione veniva imputata alla «furia fascista» che in realtà in questo caso proprio non c’entrava. Solo pochi anni fa è emersa la verità storica: Passarella fu ucciso dalle bande partigiane, quindi dal cosiddetto fuoco amico mentre si trovava sui monti della Val Camonica in fuga dalle rappresaglie fasciste. Poco distante, in via Gorizia, l’iscrizione è invece sul luogo dove fu assassinato dai fascisti Luigi Malzanini, altro resistente. A SANT’EUFEMIA vi è un monumento ai caduti della Prima Guerra, cui furono aggiunti quelli da dal 1935 fino alla lotta per la liberazione. Dall’altro capo della città, a Mompiano e in zona Stocchetta, ulteriori iscrizioni dedicate ai partigiani, la cui storia dettagliata si ritrova anche in una pubblicazione realizzata dall’Anpi bresciano nel 2008 intitolata «Le vie della libertà». Ritornando in centro storico tante sono le targhe in ricordo di personaggi celebri ma anche meno noti, da politici a musicisti, da uomini di cultura a quelli di scienza e di chiesa. Giuseppe Mazzini è commemorato all’inizio di via Querini, mentre Giuseppe Zanardelli è ricordato nella sua casa di via Musei. Entrambi sono stati grandi statisti, ma forse non tutti sanno che il bresciano fu fautore del Codice Zanardelli, approvato il 30 giugno 1889 e che fu il primo codice penale dell’Italia unita. Passando da personaggi a celebri ad altri meno noti, per lo meno al di fuori dal territorio bresciano (ma spesso sconosciuti anche ai nostri stessi concittadini) in centro ci sono targhe, che non balzano all’occhio, assai più recenti e dedicate a uomini di cultura: per esempio in piazza Duomo c’è il ricordo di Aldo Engheben, attore, registra e fondatore della compagnia teatrale «La loggetta» deceduto nel 2008: la targa, oggi nascosta dalla struttura di un balcone, è sul luogo del suo negozio Cronos, dove Engheben nel 1972 pose un cartello con la scritta «Vietato l’ingresso agli svizzeri» in provocatoria risposta ai divieti di ingresso agli italiani in alcuni locali elvetici. Altra targa ancor più recente e sempre un po’ nascosta è quella apposta nel marzo 2018 nella Curt dei Pulì, piccola piazzetta nei pressi del primo tratto Corso Mameli e luogo natio del fotografo e artista Gian Butturini. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti
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