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13.08.2020 Tags: Brescia

Via Ugolini, dopo 15 anni la villetta del massacro resta ancora disabitata

Il campanello riporta ancora i cognomi delle due vittime del delitto  SERVIZIO FOTOLIVE/Fabrizio CattinaLa villetta di via Ugolini, al momento e dopo quindici anni, risulta ancora disabitata SERVIZIO FOTOLIVE\ CATTINALa sedia che si nota dall’esternoLa catena del cancello
In via Ugolini non ci sono più come 15 anni fa, decine di giornalisti e moltissimi curiosi
Il campanello riporta ancora i cognomi delle due vittime del delitto SERVIZIO FOTOLIVE/Fabrizio CattinaLa villetta di via Ugolini, al momento e dopo quindici anni, risulta ancora disabitata SERVIZIO FOTOLIVE\ CATTINALa sedia che si nota dall’esternoLa catena del cancello In via Ugolini non ci sono più come 15 anni fa, decine di giornalisti e moltissimi curiosi

Si nota, inevitabilmente. Grigio e soprattutto nuovo rispetto a tutto il resto. È il box dei contatori, collocato dopo la vendita della villetta ai civici 13 e 15 di via Ugolini. A PIANO TERRA abitavano Aldo Donegani e Luisa De Leo, sopra il nipote Guglielmo Gatti. Loro sono stati uccisi e fatti a pezzi, lui è nel carcere milanese di Opera e sta scontando l’ergastolo per la loro morte. Vennero uccisi 15 anni fa, ma questi, allora, erano i giorni in cui ci si interrogava su dove potessero essere. Non si avevano loro notizie dalla fine di luglio. E quindici anni fa si parlava ancora di scomparsa. Così sarebbe stato fino al 17 agosto, quando parti dei loro corpi vennero trovati al passo del Vivione in Valle Camonica. Guglielmo Gatti venne arrestato nelle ore successive e da allora non ha più lasciato il carcere. Un detenuto modello, questo è quello che si sente dire su di lui, impegnato in biblioteca. Il tempo nel frattempo ha lasciato il segno su tanto, ma non su tutto. Sul campanello si leggono ancora i nomi Donegani e De Leo; sulla cassetta della posta, deformata dal tempo, invece un annuncio immobiliare: «Cerco villetta in vendita», con un numero di telefono sbiadito. Per il resto, in quella che era stata una delle tante villette di via Ugolini, solo il conto presentato dall’incuria e dal tempo. Agli anni è sopravvissuta una sedia sul balcone a piano terra. Sopravvissuta, per modo di dire, dal momento che è inutilizzabile. Ma è lì, a ricordare tempi in cui qualcuno si è anche seduto piacevolmente in quella che poi è diventata, inevitabilmente la «villetta degli orrori». L’occhio, però oggi cade, fondamentalmente sulle catene che chiudono i cancelli, sulla vegetazione che cresce, senza cura, all’interno del giardino. Proprietaria dell’immobile sarebbe, a quanto si è appreso, un’impresa edile. Tutto molto diverso rispetto a quei giorni di 15 anni fa, quando il cancelletto era preso d’assalto dai giornalisti di decine di testate che cercavano di parlare con Guglielmo Gatti. Lui inizialmente aveva anche concesso interviste, poi si era rinchiuso nel più stretto, per quanto educato riserbo. Le indagini, da parte dei carabinieri, del resto procedevano speditamente e lui in quei giorni era stato sottoposto a lunghi interrogatori, ma non come indagato. Tutto cambia quel 17 agosto, quando parti dei corpi degli zii vengono trovati al passo del Vivione e i carabinieri vanno a prendere Guglielmo Gatti alla villetta non ancora «degli orrori», ma destinata a diventarlo dopo gli accertamenti dei carabinieri della Scientifica dei carabinieri di Brescia e del Ris di Parma. Poi, in via Ugolini saranno soprattutto sopralluoghi degli investigatori e degli inquirenti, con il legale di Guglielmo Gatti, l’avvocato Luca Broli. OGGI, A TRE LUSTRI di distanza, è ancora impossibile, per tanti motivi, non pensare a quello che è successo nel garage, alle ore successive e soprattutto ai giorni che seguirono. Rimane il fatto che questi, 15 anni fa, erano gli ultimi giorni, ad eccezione di un periodo successivo di occupazione abusiva, in cui la villetta venne abitata. Ma ci sono quei contatori e forse anche un futuro per i civici 13 e 15 di via Ugolini. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari
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