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16.10.2020 Tags: Brescia

Violenze sui figli
del compagno.
Condannata insegnante 43enne

Per il tribunale i bambini sono stati vittime di pesanti maltrattamenti
Per il tribunale i bambini sono stati vittime di pesanti maltrattamenti

Per la Procura di Brescia, che ne aveva chiesto (ottenendolo) il rinvio a giudizio, tra l'inizio del 2013 e il 2015 avrebbe picchiato, insultato e sottoposto a diversi maltrattamenti i figli che il suo convivente aveva avuto da una precedente relazione. Accuse pesanti che il tribunale di Brescia ieri ha confermato condannando la donna al termine del processo di primo grado a due anni e 15 giorni di reclusione. La corte ha inoltre condannato la donna, insegnante 43enne residente nel basso Garda, a risarcire i due giovani, una ragazza e un ragazzo (allora di 15 e 10 anni) difesi dall'avvocato Laura Simeone, con una provvisionale di 7mila euro per il lui, 3 mila per la sorella. Maltrattamenti e lesioni aggravate i reati contestati alla donna che ha sempre respinto le accuse sostenendo di non avere mai picchiato o aggredito i figli dell'uomo con cui dopo l'inizio della relazione era andata a convivere. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini la 43enne in più occasioni avrebbe rivolto pesanti offese ai ragazzi, anche davanti ad altre persone, arrivando anche a infilare la testa del bambino nel water di casa o a chiuderlo nel bagagliaio dell'autovettura. A fare scattare le indagini, culminate nel processo che si è concluso ieri con la condanna in primo grado, sarebbe stato il racconto della più grande dei due ragazzi. La giovane si era decisa a confessare quel che la nuova compagna del padre li costringeva a subire dopo che il fratello, un giorno, era tornato a casa con un profondo graffio che dall'orecchio scendeva fino al collo. Era così emerso un quadro familiare tutt'altro che sereno e fatto di intimidazioni e offese che la 43enne quasi quotidianamente infliggeva ai figli del suo nuovo compagno. Accuse che la donna ha sempre rispedito al mittente. LA 43ENNE, originaria della provincia di Cremona, ha sostenuto di avere sempre voluto bene ai due bambini e che questi avrebbero addirittura voluto chiamarla «mamma». Un rapporto speciale, ha sempre sostenuto la donna, che avrebbe portato i due ragazzi a chiedere al padre di uscire di casa pur di restare da soli con lei. Parole che sarebbero però state smentite dal compagno che avrebbe definito la compagna, difesa in aula dall'avvocato Stefano Tegon che ha preannunciato appello contro la sentenza di primo grado, gelosa del rapporto che i ragazzi avevano con la loro madre naturale. Una gelosia che l'avrebbe portata a tagliare i vestiti della ragazza e a insultarla nel corso di una festa dandole della «poco di buono». Ricostruzione che il tribunale (per le motivazioni bisogna attendere 30 giorni) ha ritenuto valida: condanna per la 43 enne a due anni e 15 giorni di reclusione oltre al pagamento della doppia provvisionale da 10mila euro. •

Paolo Cittadini
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