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05.08.2020 Tags: Brescia

«Zecchini» fa
pedalare da
cent’anni i bresciani

Alberto Odorici, Giuseppina Zecchini e  Alessandro Odorici Tutti i tipi di biciclette all’interno del negozio Zecchini di via Solferino: è un secolo di storia brescianaL’esposizione di una maglietta «vintage»...Un annuncio gara di 60 anni fa...e uno stendardo «d’antan»
Alberto Odorici, Giuseppina Zecchini e Alessandro Odorici Tutti i tipi di biciclette all’interno del negozio Zecchini di via Solferino: è un secolo di storia brescianaL’esposizione di una maglietta «vintage»...Un annuncio gara di 60 anni fa...e uno stendardo «d’antan»

Cento anni di lavoro e passione. Zecchini Biciclette ne ha fatta di strada, da quando nel 1920 il suo padre fondatore Giulio Zecchini decise di trasformare il suo amore per la bicicletta in un’ impresa dalle solide basi. Ora, cento anni dopo, alla guida dell’azienda ci sono la figlia Giuseppina, il marito Alessandro Odorici e il loro figlio Alberto. Giuseppina, classe 1942, è una di quelle donne infaticabili e determinate. È lei a raccontare la storia della ditta, che dal 1962 è passata ufficialmente sotto la conduzione sua e di Alessandro: «L’impresa è nata nel 1920 con mio papà; alla sua morte, nel 1955 – ricorda – , io e mio marito abbiamo deciso di portarla avanti, mio fratello e mia sorella avevano preferito occuparsi di altro». Zecchini ha così continuato a vivere, arrivando a toccare un record raro per un’azienda bresciana. Quando si chiede alla signora Giuseppina il segreto di tanta longevità, la risposta è sicura: «Mio padre si era fatto un grande nome nel mondo delle bici – continua – , non siamo mai andati fuori dalla provincia, ma a Brescia e nell’hinterland eravamo molto conosciuti». Perché papà Giulio aveva una passione sfrenata per la bicicletta, tanto da avere un’intera squadra di ciclisti con la quale aveva gareggiato per anni. Vincendo anche premi, come il «Gran Premio dell’Industria», circuito ciclistico della Bassa bresciana di 691 km che vide trionfare proprio la squadra Zecchini ed i suoi atleti, tra i cinque migliori classificati nella competizione. NON SOLO: l’instancabile Zecchini diede vita alla storica «Coppa Giulio Zecchini», che raggiunse ben diciotto edizioni: nata nel 1923, la corsa ciclistica per dilettanti di prima e seconda categoria (di cui la signora Zecchini conserva ancora i manifesti originali), andò avanti fino al 1934, quando la guerra fermò tutto. Poi ricominciò nel 1950, per proseguire fino al 1959, anche dopo la morte del suo fondatore. Un nome, quello di papà Giulio, che Giuseppina, assieme al marito prima, e al figlio poi, hanno continuato a mantenere alto, seppur con i necessari cambiamenti nel corso del tempo, sia di locali, sia di vendita: «Prima avevamo una filiale anche in corso Magenta e un’officina qui nella stessa via – racconta la signora – , ma il distaccamento non ci serviva più, e nemmeno l’officina». Ora il negozio, che tra magazzini, spazio vendita e riparazioni occupa una superficie di circa 800 metri quadri, ha cambiato anche la tipologia di biciclette: «Mio nonno preferiva le bici da corsa – ammette il figlio di Giuseppina, Alberto – noi abbiamo optato per altre tipologie. Io purtroppo non l’ho conosciuto, ma ci ha pensato mia madre a farmi appassionare a questo mestiere». Alberto ora si occupa della parte commerciale, dell’organizzazione, dei materiali e del banco, la mamma della sezione amministrativa. Insomma una vera e propria squadra, che è riuscita sempre a superare le avversità, a partire dalla concorrenza della grande distribuzione: «Un supermercato può venderti una bicicletta ad 80 euro, ma poi ti lascia solo – continua la signora Zecchini – ; noi offriamo mezzi di qualità, e assistiamo il nostro cliente per qualsiasi problema». TRA GLI ULTIMI, di problemi, quello del virus: «Purtroppo, come tutti, siamo stati fermi. Poi però, con il bonus bici, abbiamo avuto un boom di vendite. Ma ora, a causa della forte richiesta, il magazzino è semivuoto». In attesa di ricevere rifornimenti, rimane la soddisfazione dei tanti piccoli traguardi conquistati. Anche la visita al negozio da parte del celebre ciclista e conduttore televisivo Vittorio Brumotti: «Ricordo che rimase stupito dal nostro magazzino», continua l’erede di Giulio. Ma soprattutto c’è la fierezza per aver raggiunto, con lavoro e sudore, un traguardo quasi inimitabile: «Siamo contenti – ammette Giuseppina – , questo ci inorgoglisce e ci fa piacere. Ricordo che la mia prima bicicletta me la comprò papà, e da lì fu un crescendo. Anche oggi arrivano in negozio persone che ricordano di essere venute qua da bambini». Una pagina di storia bresciana stampata nella memoria di molti, e che ha tutta l’intenzione di continuare a dare gioia, tra una pedalata e l’altra. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Biancamaria Messineo
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