22 gennaio 2020

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06.12.2019

Da Catania a Brescia
dietro i call center
c’era una maxi frode

La Guardia di finanza ha portato alla luce una maxi frode fiscale
La Guardia di finanza ha portato alla luce una maxi frode fiscale

Arresti domiciliari e divieto temporaneo per sei mesi di esercitare ruoli direttivi di persone giuridiche e imprese. Sono le due ordinanze cautelari eseguite dalle Fiamme gialle del comando provinciale di Catania, con la collaborazione della Guardia di Finanza di Brescia e di Milano. Eseguito inoltre, un sequestro preventivo per 2.4 milioni di euro, firmato dal gip del tribunale sulla base delle indagini sul dissesto e su fallimento della «QE» di Paternò, in provincia di Catania.


GLI ARRESTI domiciliari sono stati disposti nei confronti di Patrizio Argenterio, quale presidente del consigliere di amministrazione della QÈ srl, dall’aprile 2013 fino alla dichiarazione di fallimento. Deve rispondere di omesso versamento Iva, falso in bilancio e e bancarotta fraudolenta con distrazione e pagamenti preferenziali. Oggi è amministratore di un’azienda con sede in provincia di Brescia. L’azienda è attiva dal 2015. Tra il 2014 e il 2017 è stato sostituito, in incarichi amministrativi, in ben 14 società. L’interdittiva del divieto temporaneo per sei mesi di esercitare ruoli direttivi di persone giuridiche e imprese per Mauro De Angelis, in qualità di amministratore della QÈ srl dal luglio 2015 al fallimento del 2017. La QÈ srl, già fornitrice del servizio di call-contact center ad aziende di rilevanza nazionale, alla fine del 2016 chiuse i locali licenziando oltre 200 lavoratori dipendenti e centinaia di lavoratori a progetto. La società dal 2009, anno della sua costituzione, usufruiva anche di agevolazioni finanziarie e di crediti d’imposta riservati alle aziende localizzate nell’Italia meridionale per l’assunzione di lavoratori svantaggiati.


SECONDO la ricostruzione della Guardia di Finanza di Catania il management della «QÈ», nel 2015, ha iniziato, in pieno dissesto, lo svuotamento delle casse sociali attraverso pagamenti e cessioni distrattive di beni a beneficio di imprese riconducibili direttamente alla cerchia degli indagati. Le Fiamme gialle etnee hanno monitorato una cessione dei beni aziendali a favore di una società milanese, operativa nel medesimo settore della QÈ. Beni che sarebbero risultati ceduti in assenza di corrispettivo per la società cedente. Attività in seguito sequestrata ed affidata alla curatela fallimentare a copertura dei debiti insoluti. Ci sono poi altre ditte che secondo le Fiamme Gialle, a Brescia e in provincia avrebbero ricevuto «pagamenti preferenziali». Operazioni che hanno aggravato, secondo le Fiamme gialle, il già conclamato dissesto del call center di Paternò. Una frode che secondo gli investigatori è quindi avvenuta su diversi fronti.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

M.P.
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