17 luglio 2019

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20.02.2019

«Epidemia, gestione
disastrosa» critiche
e polemiche

Il lituano  Vytenis Andriukaitis è il commissario alla Salute dell’Ue Per l’Ue l’emergenza legionella è questione tutta Italiana
Il lituano Vytenis Andriukaitis è il commissario alla Salute dell’Ue Per l’Ue l’emergenza legionella è questione tutta Italiana

«L’epidemia di legionella e polmonite batterica registrata nel Bassa bresciana orientale è un fenomeno autoctono, frutto di condizioni atmosferiche anomale, mancati controlli, degrado ambientale diffuso, superficialità e lentezza nel reagire». L’europarlamentare Marco Affronte sintetizza così le valutazioni dell’Unione Europea sulla gestione dell’emergenza provocata dall’ondata batterica che nell’enclave al confine tra le province di Mantova e Brescia ha contagiato quasi mille persone e provocato sette morti sospette.

LA RELAZIONE firmata da Vytenis Andriukaitis, commissario europeo alla Salute, afferma Affronte «rimarca falle nella rete di protezione igienico-sanitaria» di fronte a un’epidemia «fatta in casa», anche se inedita dal punto di vista dell’aggressività patogena. Adriukaitis ha risposto all’interrogazione presentata dall’europarlamentare dei Verdi, che chiedeva all’Ue quali misure intendesse adottare per fermare l’epidemia di legionella nel Bresciano. «Leggendo la risposta ci è sembrato di vedere il commissario allargare le braccia in segno di resa - ammette Affronte, che ha dovuto aspettare quattro mesi per ottenere un parere da Bruxelles -. La Commissione ha confermato che l'epidemia è autoctona, un letale mix di emergenze ambientali trascurate e mancati controlli: c’è stato autolesionismo e superficialità da non ripetere».

LA COMMISSIONE ribadisce di essere a conoscenza dell'epidemia di legionellosi nel Bresciano e di seguire la situazione in collaborazione con il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Proseguendo nella lettura, arrivano i primi dati: durante il periodo di monitoraggio attivo di tale epidemia, effettuato dall'Ecdc da settembre a metà ottobre 2018, tramite la rete europea di sorveglianza della legionellosi, la Commissione conferma «che non sono stati individuati casi associati ai viaggi che siano stati considerati connessi all'area interessata - spiega Affronte -. In base alla valutazione dell'Ecdc, si tratta di un'epidemia a livello di comunità regionale». Quindi - spiega ancora l’europarlamentare che siede in Commissione Ambiente a Bruxelles - il problema è tutto fatto in casa. E la Commissione non manca di ricordare come l'organizzazione e la fornitura di misure di risposta rientrino nell'ambito di competenza degli Stati membri, cui la Commissione offre sostegno solo in presenza di gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero». In sostanza, deve essere lo Stato italiano, e a cascata le autorità sanitarie territoriali - il ministero della Salute, l’Istituto superiore della Sanità e il Centro di referenza nazionale per la legionellosi -a trovare risposte incisive all’epidemia che - come anticipato ieri da Bresciaoggi - si sarebbe diffusa dal fiume Chiese trasformato a causa della siccità e dell’inquinamento in una vera e propria bomba batteriologica.

«L’APPROCCIO all’emergenza - ricorda Salvatore Fierro, presidente della Federazione dei Verdi di Brescia - si specchia nelle parole del sottosegretario alla Salute Luca Coletto, che in sede di audizione in commissione non si era sbilanciato sulle cause dell’epidemia, mentre in queste ore filtrano notizie in base alle quali l’attenzione delle autorità sanitarie si è concentrata sul Chiese. Eppure - prosegue Salvatore Fierro -, il Consorzio, in tempi non sospetti, aveva avvertito del rischio igienico-sanitario del fiume Credo che questi ed altri casi più o meno noti, come la formaldeide nella zona di Viadana, dovrebbero essere oggetto di un’analisi attenta che consenta anche di trovare le soluzioni più efficaci per tutelare la salute dei cittadini».

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