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27.10.2020 Tags: Gargnano

Baristi e ristoratori: «Lasciateci lavorare»

Esercenti, baristi e ristoratori ieri alla protesta sotto il municipioSotto lo sguardo delle forze dell’ordine: nessun incidente di sorta
Esercenti, baristi e ristoratori ieri alla protesta sotto il municipioSotto lo sguardo delle forze dell’ordine: nessun incidente di sorta

Parte da Gargnano la protesta di albergatori ed esercenti del Garda per le nuove restrizioni imposte per contenere l’emergenza pandemica. L’ultimo «pirlo» è qualche minuto prima delle 18 e poi giù la serranda. NELLA PRIMA SERATA della «quarantena notturna» fissata dal nuovo Dpcm, ieri sera esercenti e ristoratori di Gargnano si sono dati appuntamento prima dell’ora di cena sotto le volte cinquecentesche dell’ex palazzo comunale nei pressi del porticciolo, in piazza Feltrinelli. Sotto i volti celati dalle mascherine d’ordinanza, (presenti anche esercenti dalla vicina Toscolano) traspare l’amarezza e la convinzione di pagare colpe di altri, o comunque una situazione che avrebbe potuto essere gestita diversamente, non i maniera così indiscriminata. «Gargnano non è Milano: non è la stessa cosa - sostiene un barista del centro storico -. Qui da noi gli assembramenti non ci sono». L’iniziativa è dilagata spontanea nelle ultime 24 ore dall’idea di Silvia Tavernini del Running club di Navazzo, trovando il sostegno di tutti i colleghi: «Siamo qui per chiedere di lasciarci lavorare – recita il comunicato distribuito ai presenti e consegnato in copia anche all’assessore al commercio del Comune di Gargnano Marco Mascher -: vorremmo trovare il modo di regolare le misure di prevenzione in base al rapporto tra i contagi e gli abitanti, tenendo conto delle caratteristiche di ogni territorio e di ogni realtà. Già in Alto Adige è stato possibile scegliere un orario di chiusura diverso». PER QUESTO MOTIVO il gruppo degli esercenti chiede in sostanza al sindaco di Gargnano Giovanni Albini di vagliare ogni possibilità con gli organi provinciali, regionali e governativi per rendere possibile anche in realtà come questa di gestire la quotidianità del lavoro: «Se possiamo lavorare a mezzogiorno, perché non qualche ora dopo? - chiede un altro esercente – In Europa chiudono a zone, non genericamente dappertutto come qui». Dal Municipio c’è la volontà di farsi carico del problema: «Siete i primi ad essere penalizzati d– ha chiosato l’assessore Mascher - e poi al traino tutta la filiera». •

Luciano Scarpetta
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