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12.10.2019

Cave dei veleni a Lonato Il pm chiede il processo

Il sequestro della ex cava Vezzola a Lonato: chiesto il rinvio a giudizio di proprietari e amministratoriCarabinieri forestali e Vigili del fuoco ai carotaggi sul Traversino
Il sequestro della ex cava Vezzola a Lonato: chiesto il rinvio a giudizio di proprietari e amministratoriCarabinieri forestali e Vigili del fuoco ai carotaggi sul Traversino

Chiuse le indagini, la Procura di Brescia ha depositato all’ufficio gip la richiesta di rinvio a giudizio per tutte e quattro le persone (c’è anche un’azienda) coinvolte nella vicenda relativa alla discarica del Traversino e degli attigui laghetti a Lonato del Garda (le ex cave Vezzola), finite sotto sequestro lo scorso mese di maggio. Nel registro degli indagati sono finiti gli amministratori e i titolari della Vezzola spa: Giovanni, Bernardo, Marco e Stefano Vezzola. Indagata ai sensi della legge 231 anche la Vezzola spa. Discarica abusiva, abuso edilizio e inquinamento ambientale sono i reati contestati a vario titolo a tutti gli indagati. Per gli inquirenti il cantiere di appoggio per la realizzazione della linea Tav Brescia-Verona, inizialmente previsto alle cave e poi realizzato altrove proprio in seguito al sequestro, sarebbe stato aperto sopra una montagna di rifiuti interrati. Nei prossimi giorni verrà fissata la data per l’udienza preliminare. L’INCHIESTA coordinata dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani aveva preso le mosse da una precedente indagine per presunti abusi edilizi per la realizzazione del percorso «Lugana Marina» a Sirmione. I carabinieri della Forestale di Salò avevano scoperto che gli 800 metri cubi di rifiuti prodotti dalla ditta appaltatrice, la Vezzola Spa, per lo sbancamento della zona, non erano stati conferiti a un centro autorizzato per lo smaltimento, ma gettate nel laghetto all’interno della proprietà Vezzola. «Scavando», così emerge dagli atti di indagine, i carabinieri avevano scoperto che sotto la superficie dei laghetti c’erano 293mila metri cubi tra blocchi di asfalto e calcestruzzo, lamiere, plastica e prodotti da inerti da cava a fronte di una autorizzazione concessa dal Comune di Lonato alla Vezzola nel 2016 per riempire il laghetto con 130 mila metri cubi di sottoprodotti di cava e rocce da scavo. Per gli investigatori così facendo l’azienda avrebbe risparmiato sui costi di smaltimento accelerando la creazione dell’area da utilizzare per il deposito del materiale da scavo del cantiere di appoggio a quello della Tav Brescia-Verona. DIVERSA la questione relativa alla discarica del Traversino, di cui Bernardo e Giovanni Vezzola sono i proprietari, autorizzata per lo stoccaggio di rifiuti inerti e chiusa dalla Regione nel dicembre del 1982 dopo essere stata inserita nella lista dei siti contaminati. I titolari erano stati obbligati a bonificarla e nell’aprile del 2018 avevano presentato il loro progetto di ripristino dal costo di 5,7 milioni di euro. L’istruttoria era però stata chiusa perché, secondo la relazione di un tecnico Arpa (ora in pensione) si certificava la sola presenza di rifiuti inerti non inquinanti. Una valutazione contestata dalla procura che, dopo avere disposto una serie di carotaggi, contesterebbe la presenza di scorie di manganese, alluminio, triclorometano, dicloropropano oltre a concentrazioni di elementi radioattivi superiori ai limiti. Al di fuori dell’aspetto giudiziario, intanto, sul fronte ambientale le notizie recenti dicono che la bonifica del sito si farà: in Prefettura (e non in Provincia, come già erroneamente riferito) si riunirà nei prossimi giorni la commissione con Ats, Arpa, Comune e Regione per disporre una valutazione del rischio ambientale e i conseguenti interventi di messa in sicurezza del sito a carico della proprietà. •

Paolo Cittadini
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