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03.07.2020

Collettore del Garda, Verona approva il progetto

Il senatore Vincenzo D’Arienzo
Il senatore Vincenzo D’Arienzo

Se sulla sponda bresciana continua la battaglia contro il depuratore del Garda, anche nel Veronese - sia pure con motivazioni diverse - si alzano sempre più forti le voci del dissenso. Ma intanto ieri il comitato del Consiglio di bacino dell’Ato Veronese ha approvato, con prescrizioni, il progetto commissionato da Azienda gardesana servizi. Il costo delle opere, che interesseranno gli otto Comuni della costa scaligera, è di 116,5 milioni di euro. La durata stimata dei lavori è invece di 6 anni. La fronda resta: enti, associazioni e comitati invocano una revisione del progetto e, soprattutto, la Valutazione di impatto ambientale. Legambiente Verona chiede al ministro Sergio Costa «un incontro per «poter discutere a livello nazionale delle debolezze del nuovo progetto». «Nuovi tubi, vecchie pratiche», sostiene Chiara Martinelli, presidente dell’associazione, che da gennaio esprime dubbi sulla modifica più radicale apportata al progetto preliminare realizzato da Technital: la localizzazione delle tubature non più sotto la strada Gardesana Orientale Sr450, bensì lungo le rive. Proprio dove Ags ha appena terminato di realizzare delle corsie ciclopedonali, che verrebbero smantellate per la posa del nuovo collettore, per poi essere nuovamente ripristinate: una soluzione che farà risparmiare la gestione del traffico sulla Gardesana, ma che insinuerebbe il dubbio di un danno erariale. La Via «è necessaria - sostiene Legambiente Verona -, visto che nel progetto sono coinvolti tre siti di interesse comunitario. E anche la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio avrebbe manifestato dei dubbi sull’operazione. In campo anche il senatore Pd Vincenzo D’Arienzo, che ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Ambiente, chiedendo per il progetto di depurazione del lago di Garda la Via «per evitare orrori e nefandezze che si ripercuoteranno sul delicato ecosistema e sugli aspetti paesaggistici». «Il lago di Garda è un territorio molto delicato, ed il progetto in corso potrebbe modificarne alcuni aspetti» scrive D’Arienzo, che chiede se l’intervento «è improntato ad elevati standard di qualità paesaggistica tali da conservare i pregi esistenti, se i previsti scolmatori sono stati progettati in modo da inserirsi armonicamente nel delicato territorio che li ospiterà, se le nuove tubazioni saranno opportunamente interrate e mitigate, in modo da impedire lo scempio che caratterizza l’attuale collettore, ed infine se l’attraversamento aereo del fiume Mincio delle tubazioni è stato progettato in modo che all’impatto visivo non risulti un orribile tubo sospeso, bensì un’opera architettonicamente gradevole e confacente all’ambiente». •

C.REB.
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