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15.11.2019

«Condotte sublacuali: rischio da eliminare»

Il segretario Pierlucio Ceresa
Il segretario Pierlucio Ceresa

«La pericolosità della sublacuale non è un artifizio creato ad arte per far pendere l’ago della bilancia da una parte piuttosto che da un’altra. Il periodo di obsolescenza delle condotte è noto da anni, ancora prima del nuovo progetto di collettazione e depurazione delle acque del Garda». Mentre entra nel vivo il confronto politico sulla bontà delle scelte progettuali, ieri mattina il segretario generale della Comunità del Garda Pierlucio Ceresa ha voluto precisare alcuni punti a margine dell’incontro avvenuto mercoledì in Broletto alla Consulta per l’ambiente. «NON ENTRO nel merito delle scelte politiche - premette Ceresa - ma dopo 40 anni di incarico alla Comunità del Garda, dove ho seguito le vicende della depurazione gardesana dalle origini, a ragion veduta mi ha dato fastidio che durante l’incontro sia stata messa in discussione la pericolosità della sublacuale. Se non lo fosse - sottolinea - non si capirebbe come mai Acque Bresciane spenda 2 milioni di euro per riparare la condotta solo fino a 150 metri di profondità (le tubature sono posizionate anche ad una quota batimetrica di 300 metri), con la concreta possibilità di ripetere i lavori di manutenzione, col posizionamento di clampe metalliche nei punti ammalorati, tra pochi anni». Già una decina di anni fa l’ingegner Costanzo Valli (già presidente provinciale, all’epoca direttore tecnico di Garda Uno e responsabile della posa della sublacuale Toscolano-Torri) raccomandava in tempi non sospetti di controllare la condotta. EVITARE DISASTRI è la priorità secondo Ceresa: «Il ponte Morandi o i recenti avvenimenti a Venezia non ci insegnano niente? - chiede provocatoriamente -. Noi non abbiamo nessuna intenzione di essere responsabili di un Morandi 2: adesso in tutto il mondo si parla del disastro a Venezia, non oso immaginare cosa accadrebbe se avvenissero fuoriuscite dalla condotta sublacuale. Il Garda con un ricambio delle acque calcolato in 26,8 anni sarebbe finito e addio al 40% di acqua dolce nazionale». È ANCHE e soprattutto per questo motivo che è stato deciso che il corpo recettore dei nuovi depuratori non debba essere il lago. Troppo lento il ricambio dell’acqua. Fosforo e azoto si accumulerebbero irrimediabilmente sul fondo. Cosa invece non possibile in un fiume dove lo scorrimento dell’acqua è costante. «Del resto - aggiunge Ceresa - il Ministero aveva posto tre condizioni per il finanziamento di 100 milioni di euro: il progetto unitario, il corpo recettore esterno e la dismissione delle sublacuali». Che per inciso non sono solo nel tratto da Toscolano a Torri, ma anche quello ormai reso famoso della vicenda della bettolina affondata pericolosamente due anni fa a Gardone Riviera proprio sopra la condotta e un altro tratto sulla sponda veronese. •

Luciano Scarpetta
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