ALTO GARDA

Dal lago di Valvestino emerge l’antica dogana

Non hanno forse il fascino inquietante del famoso campanile che affiora dalle acque nel lago di Resia in Val Venosta, ma c’è il suo perché in Valvestino anche per i resti della dogana di austro ungarica memoria, visibile ad ogni abbassamento del livello delle acque della diga, proprio come sta accadendo in questi giorni.
Uno spettacolo affascinante, che si è manifestato nella sua inquietante e arcana bellezza in questo fine settimana, durante il quale è stato completato da Enel lo svuotamento parziale dell’invaso per poter svolgere alcuni lavori di manutenzione.
Lo svuotamento del lago di Valvestino, ovviamente temporaneo, è infatti operazione necessaria per garantire fino al 20 marzo prossimo, le condizioni di sicurezza indispensabili per i controlli alla galleria di derivazione, che in prossimità dello sbarramento giunge alla frazione Muslone e da qui prosegue verso il basso, alla centrale idroelettrica in riva al lago, posta in località San Giacomo a nord di Gargnano, dove l’acqua turbinata viene poi rilasciata nel lago di Garda.
La centrale, essendo del tipo cosiddetto «di pompaggio misto», può anche prelevare l’acqua del lago di Garda e immetterla nuovamente nel lago Valvestino realizzando così l’accumulo di energia sotto forma idraulica. Operazione analoga di parziale svuotamento venne effettuata nel 2014 in occasione di una serie di manutenzioni ai macchinari della centrale idroelettrica di San Giacomo e come allora, durante i lavori, l’invaso di Valvestino posto a 505 metri d’altezza, sarà usato come serbatoio nell’eventualità di piene improvvise.
Questa volta però, rispetto a sei anni fa, la diga è stata svuotata maggiormente e dal secondo ponte in località Droanello, il paesaggio è mutato drasticamente passando dalle romantiche suggestioni dei fiordi norvegesi a più malinconiche ambientazioni carsiche.
Sui versanti dell’invaso spogli di vegetazione si può notare il repentino abbassamento del livello delle acque: la sinistra sagoma della dogana posta in località Lignago, affiora adesso completamente a ricordare il punto di confine, quando la Valvestino apparteneva all’Impero d’Austria e Ungheria.
Per secoli i sentieri dell’angusta valle sono stati passaggio obbligato per il transito di merci (soprattutto carbone vegetale) verso la Repubblica di Venezia. «Te pasaré da Lignàc» si ricorda ancora da queste parti, quando per forza da lì bisognava necessariamente transitare per raggiungere la riviera del lago. Poi ad inizio degli anni ’60 del secolo scorso è arrivata la diga a sommergere quel pezzo di storia. .

Luciano Scarpetta