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16.05.2019

«L’inquinamento è
in atto» Urge la
messa in sicurezza

I sondaggi sull’area del Traversino, al confine di Lonato e Desenzano
I sondaggi sull’area del Traversino, al confine di Lonato e Desenzano

È un caso che ha destato scalpore sin dall’inizio, sin dal primo sequestro di 20 mila metri quadri attorno al laghetto dell’ex cava in settembre. Perchè l’area finita per prima sotto i sigilli giudiziari era destinata a ospitare il grande cantiere logistico per i lavori della Tav Brescia-Verona, con alloggiamenti per 330 operai, magazzini, mezzi, attrezzature e stoccaggio dei materiali di scavo per il lungo tunnel ferroviario di 7,3 chilometri previsto fra Lonato e Desenzano.

 

PROBABILMENTE a causa della vicenda giudiziaria, i progettisti della Tav hanno deciso (nel marzo scorso) che quei maxi-cantieri si faranno altrove, alla Salera, vicino alla frazione Campagna di Lonato. Ma proprio l’iniziale destinazione a cantiere della «grande opera» aveva contribuito ad accendere i riflettori su queste superfici, al confine di Lonato con Desenzano. L’indagine era in realtà partita da altrove. Precisamente da Sirmione, dai lavori per la realizzazione del percorso naturalistico Lugana Marina, anch’essa rimasta sotto sequestro per mesi. I Forestali volevano scoprire dove fossero finiti 800 metri cubi di rifiuti prodotti durante lo sbancamento a Lugana. Era quindi sorta l’ipotesi che fossero stati illecitamente smaltiti proprio nel laghetto dell’ex cava di Lonato. Sono partite le verifiche con i primi riscontri, sono scattate le prime denunce per l’ipotesi di discarica abusiva e da lì si è sviluppata un’attività di indagine ben più grande, che ha finito in dicembre per coinvolgere anche il Traversino.

 

«FONTI CONFIDENZIALI», così si legge nelle carte, avevano segnalato presunte anomalie nelle procedure sulla bonifica dell’area, ipotizzando un legame fra tali anomalie l’imminente installazione del cantiere Tav. Da qui le verifiche e la scoperta di un inquinamento con percolamenti, anche di elementi radioattivi, nella falda: «L’inquinamento è ancora in atto - si apprende dalle carte - e l’unico modo per interromperlo è la messa in sicurezza, non più fattibile qualora fosse partito il cantiere Tav, che avrebbe coperto l’area di cemento rendendo il percolamento inarrestabile».

V.R.
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